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Capitolo 06
Gli
ultimi anni di Almirante segretario - che videro l'infruttuoso tentativo di
"sghettizzazione", ma anche conferme ufficiali, da parte dello
stesso Almirante, della tradizionale identità ideologica del MSI (nei
congressi XIII e XIV e in pubbliche manifestazioni) - sono stati variamente
interpretati. P. Ignazi li definisce, insieme agli altri anni dal 1977 in
poi, come periodo del "cesarismo almirantiano". Tra i critici più
severi furono fin da allora i giovani intellettuali della "Nuova
destra" (movimento culturale ben noto ma privo di importanza politica),
i quali nei primi anni Ottante uscirono dal MSI-DN, o ne furono espulsi,
proprio per contrasti con la dirigenza almirantiana, che essi accusavano di
rinunciare a fare veramente politica e di limitarsi ad una sterile
testimonianza di carattere nostalgico e alla riproposizione di vecchie parole
d'ordine ormai lontane dalla realtà italiana (a cominciare dallo stesso
termine "fascismo", che pure i missini usavano riferendosi ad un
movimento non identificato con il regime, né contrapposto al sistema
democratico); ma è innegabile che l'assoluto isolamento del MSI-DN da tutti
gli altri partiti, accettato se non voluto da Almirante, fu la premessa alle
successive fortune della destra, dovute in gran parte ai nuovi dirigenti che
Almirante stesso aveva selezionato, e che - liberi da un passato che
biograficamente non apparteneva loro - avrebbero potuto compiere quei passi
ai quali mai fu disposta, soprattutto per ragioni d'onore, la generazione dei
combattenti della RSI e dei fondatori del MSI. (Per quanto lo riguardava,
Almirante aveva dichiarato in Autobiografia di un "fucilatore", p.
139: "... non sono mai stato disponibile, e non lo sarò mai, qualunque
cosa accada e mi accada, per coniugare il verbo "rinnegare"".)
Il 12 maggio 1985 il MSI-DN ottenne
nelle elezioni regionali il 6,5 per cento dei voti (suo massimo storico in
questo genere di consultazioni) e riportò a Bolzano, nelle elezioni comunali,
l'ultimo clamoroso successo del periodo almirantiano, divenendo il primo
partito del capoluogo di quella provincia la cui italianità era sempre stata
difesa dai missini. Un altro buon risultato il MSI-DN ottenne nelle elezioni
regionali siciliane del giugno 1986. Nell'agosto dello stesso anno il
segretario missino, colto da malore, dovette essere ricoverato nella clinica
romana di villa del Rosario; alla fine dell'estate si diffuse la voce di un
suo possibile ritiro immediato dalla guida del partito, voce che egli smentì
nel settembre riprendendo l'attività politica in attesa di presentarsi
dimissionario al congresso che, previsto per l'estate del 1987, fu rinviato
alla fine del 1987 a causa dello scioglimento anticipato delle Camere.
Nelle elezioni politiche del 14
giugno 1987, in occasione delle quali Almirante condusse la sua ultima
campagna elettorale, il MSI-DN scese al 5,9 per cento dei voti, 35 seggi alla
Camera e 16 seggi al Senato: un insuccesso che concludeva un periodo di
quattro anni assai positivo, anche se i risultati particolareggiati
confermavano il radicamento del partito in ogni parte d'Italia. Almirante fu
rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con
108.821 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con
87.669 voti di preferenza; optò ancora per Napoli.
Il 6 settembre successivo, in
occasione della festa Tricolore di Mirabello (Ferrara), Almirante presentò
ufficiosamente come proprio "delfino" il trentacinquenne Fini, il
più giovane deputato del MSI-DN. Almirante teneva moltissimo a che il suo
successore fosse un suo uomo di fiducia; ma il designato avrebbe potuto
essere anche della sua stessa generazione, e in questo caso sarebbe stato
probabilmente il vicesegretario vicario Servello. L'imprevista scelta in
favore di Fini fu da molti considerata, in quei mesi, un mero stratagemma di
Almirante per continuare a dirigere il partito, in qualità di presidente,
dopo avere lasciato la segreteria; sette anni dopo, invece, tale scelta si
sarebbe rivelata retrospettivamente una delle più felici del fondatore della
Destra nazionale, avendo liberato il MSI-DN dall'ipoteca di un gruppo
dirigente troppo anziano e dunque troppo legato al passato per poter mai
uscire dal ghetto politico della destra radicale: né Servello né Rauti
avrebbero potuto, nel 1994, fondare Alleanza nazionale e portarla in una
coalizione di centro-destra e nel governo della Repubblica. È certo che nel
1987 una tale prospettiva non era nemmeno intravista, e che Almirante non
prevedeva affatto la messa in discussione dell'identità tradizionale del MSI;
ma è altresì certo che egli riteneva necessario, per il futuro del partito,
un profondo rinnovamento condotto da dirigenti giovani, formatisi nel
dopoguerra.
Nello stesso settembre 1987, in
preparazione del congresso della successione, nel MSI-DN si costituirono sei
correnti. Di queste, tre appartenevano all'area almirantiana: "Destra in
movimento" (corrente formatasi per sostenere la candidatura Fini e
condotta da Giuseppe Tatarella), "Impegno unitario" (di Servello,
Pazzaglia e Valensise) e "Nuove prospettive" (di Tremaglia e
Marchio); le altre erano "Andare oltre" (di Rauti), "Destra italiana"
(facente riferimento a Romualdi e condotta da Guido Lo Porto) e
"Proposta Italia" (di Domenico Mennitti e Tomaso Staiti; questa
corrente, non identificabile con aree storiche del partito, era la più
critica, insieme a quella rautiana, verso il segretario uscente). Per ovvie
ragioni la maggioranza dei vecchi notabili missini accolse con freddezza o
aperta ostilità la candidatura di Fini, che incontrava invece il favore di
vari notabili della generazione successiva (detta dei "quarantenni"),
perciò confluiti nella corrente "Destra in movimento". Nella fase
precongressuale il partito fu lacerato dalle più dure polemiche dell'ultimo
decennio, polemiche che non risparmiavano il segretario uscente.
Il XV congresso nazionale del
MSI-DN, che si aprì a Sorrento il 10 dicembre 1987, fu uno dei più combattuti
della storia del partito. I candidati alla successione di Almirante erano
quattro: Fini (sostenuto dal segretario uscente e dalle correnti "Destra
in movimento", "Destra italiana" e "Nuove prospettive"),
Rauti, Servello e Mennitti (sostenuti dalle loro rispettive correnti). Dopo
quattro giornate di intenso dibattito, al quale partecipò lo stesso
Almirante, nella notte fra il 13 e il 14 dicembre si procedette alle
votazioni: Fini e Rauti, essendo risultati i due candidati più votati,
andarono al ballottaggio, e Fini divenne segretario con i voti di tutta
l'area almirantiana e della corrente romualdiana (complessivamente 727 voti,
contro 608 andati a Rauti).
Almirante, come disse Fini, era
divenuto il "presidente morale" del MSI-DN. Fu effettivamente
eletto presidente del partito il 24 gennaio 1988, per acclamazione, dalla
maggioranza del nuovo comitato centrale, riunito per la prima volta a Roma
(erano per lui le quattro correnti che avevano eletto Fini, le quali
disponevano di 168 seggi sui 280 del comitato). La presidenza di Almirante
durò soltanto quattro mesi, gli ultimi della sua vita, durante i quali le sue
condizioni di salute peggiorarono continuamente, costringendolo ad un
ricovero nella clinica di villa del Rosario ai primi di aprile, poi ad un
intervento chirurgico a Parigi il 19 dello stesso mese, infine ad altri due
ricoveri a villa del Rosario, il 7 e il 16 maggio; in questa clinica egli
morì il 22 maggio 1988. Essendo deceduto a Roma, il 21 maggio, anche Pino
Romualdi, che fin dalla fondazione del MSI aveva condiviso con lui la lotta
politica, Almirante e Romualdi ricevettero in morte comuni onori nella sede
centrale del partito, e comuni esequie, il 24 maggio, nella chiesa di
Sant'Agnese in Agone, in piazza Navona, con grande concorso di popolo. Fini
onorò nel suo predecessore e maestro "un grande Italiano" e
"il leader della generazione che non si è arresa".
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