GIORGIO ALMIRANTE

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Capitolo 05

 

   Nel gennaio 1977 si svolse l'XI congresso nazionale del MSI-DN. Almirante ottenne che il congresso riformasse lo statuto del partito in senso "presidenzialista" - affidando direttamente al congresso nazionale l'elezione del segretario nazionale, che precedentemente era sempre stata di competenza della direzione nazionale o del comitato centrale - e, a conclusione del congresso, fu confermato segretario dall'assemblea dei delegati, con 1125 voti su 1423 votanti. La lista almirantiana "Unità nella chiarezza" ottenne 941 voti e 188 seggi nel comitato centrale, contro i 315 voti e 63 seggi di "Linea futura" (Pino Rauti) e i 144 voti e 29 seggi di "Destra popolare". Estesasi la scissione all'organizzazione giovanile del partito, il Fronte della gioventù, Almirante commissariò questa organizzazione, e il 7 giugno 1977 nominò egli stesso il nuovo segretario del Fronte nella persona di Gianfranco Fini, allora venticinquenne, che già si era guadagnato la sua fiducia.

Le elezioni regionali e amministrative del 1978 diedero risultati negativi al MSI-DN, ma d'altra parte dimostrarono che Democrazia nazionale era quasi priva di base elettorale. Il 25 giugno 1978 Almirante fu eletto al consiglio comunale di Trieste, dove partecipò con il gruppo consiliare missino alla battaglia contro il trattato di Osimo. Nel corso della campagna elettorale giuliana un esponente di Democrazia nazionale lo aveva accusato, senza prove, di favoreggiamento personale nei confronti di un presunto responsabile della strage di Peteano (avvenuta nel 1972); l'accusa, pur smentita dal senatore di Democrazia nazionale sulle cui confidenze avrebbe dovuto basarsi, portò ad una lunga inchiesta, al cui termine Almirante fu rinviato a giudizio con altri (6 agosto 1986), ma amnistiato (17 febbraio 1987) prima dell'inizio del processo. (Questo fu l'unico coinvolgimento di Almirante in un'inchiesta su fatti di terrorismo; in un altro caso egli, avendo avuto notizia nel luglio 1974 dei preparativi di un attentato ad un obiettivo ferroviario, ne informò subito le autorità.)

Il 21 febbraio 1979, in previsione dello scioglimento anticipato delle Camere, la Camera dei deputati, su proposta della giunta per le autorizzazioni a procedere, concesse una nuova autorizzazione a procedere contro Almirante per il reato di ricostituzione del Partito fascista, ma non la concesse contro gli altri deputati del MSI-DN e quelli passati a Democrazia nazionale che erano accusati dello stesso reato in concorso con il segretario missino. Almirante denunciò allora le manovre politiche in atto dal 1971, anche in sede giudiziaria, contro il suo partito; manovre che però non avevano e non avrebbero raggiunto gli obiettivi sperati, così come non li avrebbe raggiunti la scissione incoraggiata da ambienti della DC. Nel giugno 1979 infatti avvenne la definitiva resa dei conti tra il MSI-DN e Democrazia nazionale. Nelle elezioni politiche del 3 giugno la formazione scissionista ebbe lo 0,6 per cento dei voti e scomparve dal Parlamento, mentre il partito di Almirante ottenne il 5,3 per cento dei voti, 31 seggi alla Camera e 13 seggi al Senato. Almirante, candidatosi come capolista nelle circoscrizioni di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone, di Napoli-Caserta e di Lecce-Brindisi-Taranto, fu eletto nella circoscrizione di Roma con 114.258 voti di preferenza, in quella di Napoli con 138.122 voti di preferenza, e in quella di Lecce con 61.931 voti di preferenza; optò per quest'ultima circoscrizione. Il 10 giugno, nelle prime elezioni europee, il MSI-DN e Democrazia nazionale confermarono i risultati delle elezioni politiche della settimana precedente; il primo, con il 5,4 per cento dei voti, mandò al Parlamento europeo quattro deputati (tra i quali Almirante, eletto nella circoscrizione dell'Italia nord-occidentale con 150.343 voti di preferenza e nella circoscrizione dell'Italia meridionale con 519.479 voti di preferenza; optò per questa). I deputati europei missini non si iscrissero a nessun gruppo; non aveva infatti avuto altri eletti il cartello delle Destre europee o "Eurodestra", promosso da Almirante nel 1978 con il Parti des fources nouvelles francese e la spagnola Fuerza nueva come "coagulazione delle forze coscienti della funzione di un'Europa assisa tra il consesso dei continenti".

Il XII congresso nazionale del MSI-DN (Napoli, ottobre 1979) confermò il segretario e la sua linea (con 807 voti contro 236 andati a Rauti); in queste assise il partito adottò un programma per una nuova repubblica presidenziale, contrapposta all'ormai trentennale repubblica dei partiti (la proposta di una nuova costituzione, che fu poi elaborata dall'onorevole Franco Franchi e presentata nel 1983, prevedeva il presidenzialismo puro e un sistema corporativo ispirato a quello fascista, ma coesistente con istituzioni democratiche). Scioltasi Democrazia nazionale, il MSI-DN ottenne il 5,9 per cento dei voti nelle elezioni regionali dell'8 giugno 1980, tornando al livello del 1976; nelle contemporanee elezioni comunali raggiunse il 22,3 per cento a Napoli, dove era capolista il segretario nazionale. Nei primi mesi del 1981 Almirante promosse una petizione popolare (che raccolse oltre un milione di firme) per la reintroduzione della pena di morte e partecipò alla campagna referendaria contro l'aborto. Il XIII congresso nazionale del MSI-DN (Roma, febbraio 1982) lo rielesse segretario con 737 voti contro 271 andati a Rauti.

Nelle elezioni politiche del 26 giugno 1983 il MSI-DN riportò un successo inferiore solo a quello del 1972: il 6,8 per cento dei voti, 42 seggi alla Camera e 18 seggi al Senato. Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 129.375 voti di preferenza e nella circoscrizione di Napoli-Caserta con 193.075 voti di preferenza; optò per Napoli, dove avrebbe avuto la conferma della sua popolarità nelle elezioni amministrative del 20 novembre successivo (il suo partito, con lui capolista, ottenne il 20,8 per cento dei voti nella città partenopea, mantenendo una forte presenza nel consiglio comunale di questa). Iniziata la IX legislatura, divenne presidente del Consiglio Bettino Craxi, che sembrava intenzionato a favorire la "sghettizzazione", come si disse, del MSI-DN. Ma il partito di Almirante, anche se non più attaccato ossessivamente da tutti gli avversari, rimase sostanzialmente isolato a destra; e se in un'importante occasione sostenne di fatto il governo Craxi, permettendo nel febbraio 1985 la conversione in legge del cosiddetto secondo decreto Berlusconi, lo fece per una convergenza di interessi con alcune forze della maggioranza (contro il monopolio televisivo di Stato).

Nello stesso periodo il MSI-DN - la cui politica estera era basata su un europeismo di tipo gollista e su un atlantismo leale ma non servile verso gli USA - beneficiò del clima favorevole in Occidente, anche a causa dell'inasprimento della guerra fredda, a tutte le forze fermamente anticomuniste: Almirante nell'ottobre 1983 compì un viaggio ufficiale negli USA; nelle elezioni europee del 17 giugno 1984 il MSI-DN ottenne il 6,5 per cento dei voti e cinque deputati al Parlamento europeo (tra i quali Almirante, rieletto nell'Italia meridionale con 500.772 voti di preferenza), mentre in Francia il suo alleato Front national, fondato e presieduto da Jean-Marie Le Pen, arrivava al 10 per cento e a dieci seggi; poté quindi costituirsi nel Parlamento europeo il gruppo delle Destre europee, al quale aderì anche l'unico deputato del partito greco EPEN. (Come la Destra nazionale del 1972, anche l'"Eurodestra" del 1984 sembrò aprire al MSI prospettive che poi si sarebbero rivelate in gran parte illusorie: lo sviluppo dell'internazionale di destra sarebbe stato bloccato, negli anni successivi alla morte di Almirante, da divergenze sempre più gravi tra partiti solo apparentemente affini.)

Nel luglio 1984 Almirante annunciò la propria intenzione di lasciare la segreteria per ragioni di salute entro la fine dell'anno, in occasione del prossimo congresso nazionale. Ma il partito gli chiese quasi all'unanimità di recedere da tale proposito, ed egli acconsentì a rimanere in carica ancora per un biennio. Il XIV congresso nazionale del MSI-DN (Roma, novembre-dicembre 1984) lo rielesse segretario per acclamazione, ignorando la contrapposta candidatura di Tomaso Staiti. Con queste assise iniziò la fase finale della seconda segreteria Almirante, in cui tutte le cariche principali furono affidate ad uomini della vecchia guardia e di tutte le correnti: Nino Tripodi presidente del partito, Pino Romualdi presidente del comitato centrale, Franco Servello vicesegretario vicario del partito, Pino Rauti, Mirko Tremaglia e Raffaele Valensise vicesegretari, Alfredo Pazzaglia capogruppo alla Camera, e capigruppo al Senato, in successione, Araldo di Crollalanza, Michele Marchio e Cristoforo Filetti. Almirante assunse personalmente la carica di direttore politico del Secolo d'Italia.