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Capitolo 04
Nel corso delle legislature III (1958-63)
e IV (1963-68) Almirante si distinse nelle battaglie ostruzionistiche in
Parlamento contro l'attuazione dell'ordinamento regionale dello Stato: dalla
battaglia contro l'istituzione della regione Friuli-Venezia Giulia (il 3
luglio 1962 egli pronunciò alla Camera, in proposito, un discorso di sette
ore e 50 minuti) a quella contro la legge elettorale regionale, che fu
combattuta alla Camera da MSI, PDIUM e PLI nell'ottobre 1967, e della quale
Almirante fu il maggiore protagonista per numero e durata di interventi. Tali
prove, come quelle da lui date nelle stesse legislature e in altre in
discorsi contro la legge Scelba sul divieto della ricostituzione del Partito
fascista (nel 1952 Almirante, introducendo la pratica dell'ostruzionismo nel
Parlamento repubblicano, aveva parlato quattro ore ogni mattina per un mese
alla commissione Affari interni della Camera), contro la riforma elettorale
maggioritaria di De Gasperi (altra battaglia ostruzionistica nella I
legislatura), in difesa dell'italianità di Trieste e dell'Alto Adige (il 16
gennaio 1971 pronunciò alla Camera un discorso di nove ore e un quarto - il
più lungo della sua vita parlamentare, e il più lungo mai pronunciato fino a
quel momento nel Parlamento italiano - contro il disegno di legge
costituzionale che, modificando lo statuto del Trentino-Alto Adige, tendeva a
privilegiare la popolazione altoatesina di lingua tedesca), contro la
nazionalizzazione dell'energia elettrica e contro la riforma della scuola
media, lo fecero riconoscere come uno dei migliori oratori del Parlamento
italiano.
Nelle elezioni politiche del 19
maggio 1968 Almirante fu rieletto deputato della circoscrizione di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 54.200 voti di preferenza. Apertasi il 5
giugno seguente la V legislatura, egli fu eletto presidente del gruppo
parlamentare del MSI alla Camera.
Il 15 giugno 1969 morì Michelini,
segretario nazionale del MSI da quindici anni. Di fronte al problema della
successione alla guida di un partito in grave crisi (nelle elezioni politiche
del 1968 era sceso al 4,5 per cento dei voti, suo minimo storico ad eccezione
del risultato del 1948), il gruppo dirigente del MSI trovò una soluzione
unitaria: il 29 giugno 1969 Almirante fu eletto segretario nazionale del MSI
all'unanimità, per acclamazione, dalla nuova direzione nazionale appena
eletta dal comitato centrale. Ridivenuto segretario dopo diciannove anni,
egli lasciò la presidenza del gruppo parlamentare alla Camera (3 luglio); ed
ebbe la soddisfazione di prendere il controllo, come editore, del suo vecchio
giornale, il Secolo d'Italia.
La seconda segreteria Almirante
mirò fin dall'inizio all'unità delle destre, trattando a tal fine con i
monarchici del PDIUM e con indipendenti di centro-destra. Nelle elezioni
regionali del 7 giugno 1970 il MSI ebbe una discreta ripresa, ottenendo nelle
regioni a statuto ordinario il 5,3 per cento dei voti. Almirante - confermato
segretario all'unanimità dal IX congresso nazionale del MSI (Roma, novembre
1970), in cui lanciò le parole d'ordine "alternativa al sistema" e
"destra nazionale" e propose la formazione di un "Fronte
articolato anticomunista" con altre forze politiche (che fu poi la
Destra nazionale) - portò il suo partito ad eccellenti risultati nelle
elezioni regionali siciliane e amministrative del 13 giugno 1971: il 16,3 per
cento dei voti in Sicilia e il 16,2 per cento a Roma, dove il segretario
nazionale si era candidato al consiglio comunale come capolista.
Nel febbraio 1972, in vista delle
elezioni politiche anticipate, il PDIUM decise di allearsi con il MSI nella
costituenda Destra nazionale. Per le elezioni politiche del 7 maggio 1972 il
MSI e il PDIUM presentarono, sotto il simbolo del primo partito, liste comuni
e particolarmente forti, nelle quali figuravano indipendenti di prestigio, ufficiali
di tutti i gradi, funzionari di polizia e, per la prima volta, reduci di
entrambe le parti che avevano combattuto la guerra civile del 1943-45
(volontari della RSI, ex combattenti regolari del "regno del Sud" e
partigiani monarchici). Ventidue anni prima della fondazione del Polo per le
libertà, fu quello il primo tentativo di costituire uno schieramento di
centro-destra che superasse le divisioni della guerra civile. Il 7 maggio la
Destra nazionale ottenne l'8,7 per cento dei voti, 56 seggi alla Camera e 26
seggi al Senato: un successo che parve storico. Almirante fu rieletto
deputato nelle due circoscrizioni in cui si era candidato come capolista: in
quella di Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 218.642 voti di preferenza e in
quella di Milano-Pavia con 59.235 voti di preferenza; optò per Roma. Nel
luglio seguente il PDIUM decise di confluire definitivamente nel MSI, che nel
primo giorno del suo X congresso nazionale (Roma, 18-21 gennaio 1973) adottò
la nuova denominazione MSI-Destra nazionale. Il 22 gennaio 1973 la nuova
direzione nazionale elesse per acclamazione Almirante segretario nazionale
del MSI-DN.
Il successo della Destra nazionale
non determinò svolte nella politica italiana, ma fece intensificare la già
dura campagna contro Almirante e il suo partito che le forze dell'"arco
costituzionale" conducevano con ogni mezzo dal 1971, precisamente dai
giorni seguenti la grande avanzata missina nelle elezioni siciliane e
amministrative del 13 giugno di quell'anno (il 21 giugno 1971 era iniziata la
faziosa campagna giornalistica sull'Almirante "fucilatore" del
1944, alla quale il diffamato rispose per vie legali pur sapendo di non poter
ottenere piena soddisfazione dai tribunali della Repubblica): il 28 giugno
1972 la procura della Repubblica di Milano chiese alla Camera
l'autorizzazione a procedere contro il segretario nazionale del MSI per il
reato di ricostituzione del disciolto Partito fascista. Al leader di un
partito di opposizione che non raggiungeva il 10 per cento dei voti veniva
addebitata tutta la responsabilità politica, e addirittura quella penale, di
fenomeni che sconvolgevano l'Italia: la violenza politica (in grandissima
parte di sinistra e rivolta contro militanti e sedi della destra) e il
terrorismo. Negli anni seguenti la tensione aumentò sempre più, ed
esclusivamente a danno del MSI-DN, che fu il partito più colpito dalla
violenza e dal terrorismo: dal 1970 al 1983 ebbe venti morti, di cui ben
tredici a Roma. Il 24 maggio 1973 la Camera concesse, con 484 voti contro 60,
l'autorizzazione a procedere contro Almirante per quel reato politico e anzi
ideologico; ma l'inchiesta sulla presunta ricostituzione del PNF, trasferita
alla procura della Repubblica di Roma per competenza territoriale ed estesa
dal luglio 1975 a tutto il gruppo dirigente missino del periodo 1969-72, non
fu mai portata a termine.
Il MSI-DN, minacciato di
scioglimento, deluso dalle elezioni regionali friulano-giuliane e
trentino-altoatesine del 1973 (in cui mantenne appena le posizioni delle
elezioni politiche del 1972), si affiancò alla DC nella campagna
antidivorzista per il referendum del maggio 1974, non solo per calcolo
politico ma anche per coerenza con le propria identità di partito, se non
cattolico, di cattolici (già nel 1970 si era opposto all'approvazione della
legge sul divorzio, adeguandosi Almirante alle posizioni del partito
nonostante la propria anomala situazione familiare: separato dalla prima
moglie, Gabriella Magnatti, dalla quale aveva avuto la figlia Rita, aveva
contratto un matrimonio religioso "di coscienza" con donna Assunta
Stramandinoli vedova De Medici); ma con la DC condivise soltanto la sconfitta
in quel referendum e, ancora isolato e assediato, scese al 6,4 per cento dei
voti nelle elezioni regionali del 15 giugno 1975.
Nel 1975-76 Almirante provò a
rilanciare il suo partito con un'iniziativa che doveva rappresentare una
nuova fase dell'operazione Destra nazionale: la "Costituente di destra
per la libertà", organizzazione esterna e alleata, fondata il 22
novembre 1975. Ma nelle elezioni politiche del 20 giugno 1976 il MSI-DN subì
un ulteriore calo, ottenendo il 6,1 per cento dei voti, 35 seggi alla Camera
e 15 seggi al Senato (Almirante fu rieletto deputato nella circoscrizione di
Roma-Viterbo-Latina-Frosinone con 123.331 voti di preferenza). Dopo le
elezioni Almirante fu duramente contestato all'interno del partito da una
nuova corrente moderata, "Democrazia nazionale", che comprendeva
gran parte dei monarchici e degli indipendenti confluiti nella Destra
nazionale e nella Costituente di destra, ma anche alcuni storici dirigenti
missini. Alla vigilia dell'XI congresso nazionale del MSI-DN, dove avrebbe
dovuto avvenire il confronto decisivo tra Almirante e "Democrazia
nazionale", questa corrente mise in atto una scissione che per ampiezza -
a livello di classe dirigente, non di base - non aveva precedenti nella
storia dei partiti italiani del periodo repubblicano: il 21 dicembre 1976
uscirono dal MSI-DN 25 parlamentari su 49; gli scissionisti fondarono poi il
partito di Democrazia nazionale.
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