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Capitolo 02
La mattina del 26 luglio 1943, subito
dopo la caduta di Mussolini, Almirante si recò alla tipografia e poi alla
redazione del Tevere, portando all'occhiello della giacca il distintivo del
PNF; ma dovette lasciare il posto, avendo scoperto che nella notte i suoi
colleghi erano diventati antifascisti e suoi nemici personali, e il direttore
Interlandi era stato arrestato come "fascista pericoloso" (egli,
invece, rimaneva libero perché classificato dal nuovo governo tra quelli poco
meno pericolosi). Ai primi di agosto Almirante rispose ad una nuova chiamata
alle armi, come tenente, presentandosi a Frosinone presso il deposito
dell'81° fanteria, il suo vecchio reggimento di prima nomina. Là fu sorpreso,
l'8 settembre, dalla notizia dell'armistizio; il giorno dopo, trovandosi a
comandare provvisoriamente una compagnia distaccata, fu abbandonato da
superiori e sottoposti e preso dai Tedeschi, dai quali ottenne di arrendersi
con l'onore delle armi e di essere lasciato libero; raggiunse poi il
colonnello comandante l'ormai dissolto reggimento, ottenne da lui (il 10
settembre) una formale licenza e tornò a Roma a piedi. Dopo il discorso di
Mussolini alla radio di Monaco (18 settembre) e quello del maresciallo
Graziani al teatro Adriano di Roma (1° ottobre), compì senza esitare la sua
scelta di campo: andò alla caserma della 120ª legione della MVSN e si arruolò
nella costituenda Guardia nazionale repubblicana con il grado di
capomanipolo.
Poco dopo incontrò a Roma
"l'uomo al quale (dovette) la massima parte di (sé), la (sua) vita
stessa" (Autobiografia di un "fucilatore", p. 109): Fernando
Mezzasoma, ministro della Cultura popolare della Repubblica sociale italiana.
Mezzasoma convinse Almirante a farsi smobilitare dalla GNR per seguirlo come
collaboratore esterno al ministero, i cui uffici erano adesso ripartiti tra
Roma, Salò (dove risiedeva il ministro), Venezia e Milano. Dopo pochi giorni
di lavoro a Venezia, Almirante passò alla sede di Salò. Il suo primo incarico
fu la direzione del servizio intercettazioni radio, servizio particolarmente
importante perché fonte di informazioni anche per gli altri ministeri della
Repubblica. Poi, il 5 maggio 1944, Mezzasoma lo nominò capo di gabinetto del
ministro della Cultura popolare. In tale qualità Almirante sostituì spesso
Mezzasoma nei quotidiani rapporti da Mussolini, per il quale svolse anche
missioni particolarmente delicate (l'occultamento di documenti relativi ad un
progetto di legge, sollecitato dal governo tedesco e respinto da Mussolini,
legge con cui la persecuzione antisemita sarebbe stata estesa a cittadini non
considerati ebrei prima dell'8 settembre; la tenuta di rapporti diretti e
segreti con ambienti italiani della Venezia Tridentina e della Venezia
Giulia, annesse di fatto alla Germania ma rivendicate dalla RSI; la
diffusione per radio contro la volontà dei Tedeschi, il 21 febbraio 1945, di
un comunicato relativo alla sostituzione del ministro dell'Interno e del sottosegretario
alla Marina della RSI).
La sua attività di funzionario
ministeriale fu interrotta tra il novembre 1944 e il gennaio 1945 dalla sua
partecipazione, come tenente comandante il reparto del ministero della
Cultura popolare nella brigata nera autonoma ministeriale, alla campagna
antipartigiana di val d'Ossola, durante la quale però egli e i suoi uomini
non ebbero mai occasione di partecipare a combattimenti. (Nel 1971, a torto,
le sinistre avrebbero accusato Almirante, segretario del MSI, di essere stato
un "fucilatore", non per immaginari episodi della campagna di val
d'Ossola ma per avere "firmato" - sic - un bando datato dalla
prefettura di Grosseto il 17 maggio 1944, comminante la fucilazione ai
militari e civili unitisi alle bande partigiane, i quali non si fossero
costituiti entro il 25 maggio 1944. In realtà Almirante aveva semplicemente
trasmesso alle prefetture il testo di quel bando, giustamente detto "del
perdono", poiché estendeva una precedente amnistia ai militari sbandati
che, in virtù di un precedente decreto, avrebbero dovuto essere fucilati
anche prima del 25 maggio.).
Il 25 aprile 1945 Almirante, che
aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, rimase in servizio
per tutta la giornata lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di
seguirlo nel viaggio fatale con Mussolini verso la Valtellina (Mezzasoma, con
altri ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il 28
aprile), entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo, prima a
Milano con l'aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato dalla
deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo vero nome e
tornò a Roma, dove intraprese un'intensa attività politica, partecipando alla
fondazione (12 novembre 1946) di uno dei molti piccoli gruppi di reduci
fascisti repubblicani, il Movimento italiano di unità sociale (MIUS), e alle
riunioni preliminari alla fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa
area in un vero partito politico.
Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò
alla riunione costitutiva del Movimento sociale italiano (MSI), che si svolse
a Roma nello studio dell'assicuratore Arturo Michelini. Almirante
ufficialmente non fu, come spesso si dice, il primo segretario nazionale del
MSI (segretario della prima giunta esecutiva del partito fu Giacinto
Trevisonno); ma fin dalla fondazione del partito ne fu il dirigente di
maggior rilievo, ricoprendo la carica di responsabile della segreteria
organizzativa. Egli ricordò così la propria ascesa alla guida del MSI: "...
gli amici che il 26 dicembre 1946 come segretario del partito scelsero
proprio me, se per avventura non sbagliarono, non sbagliarono perché,
istintivamente, non scelsero in me l'uomo politico ma l'uomo libero. Ero tra
i più giovani, non avevo vincoli tassativi con un passato personale, perché
la mia carriera politica in regime fascista non si era spinta più in là del
Guf-Lettere di Roma, non avevo legami di ambiente, non avevo impegni
professionali assorbenti perché, abbandonate le poco lucrose rappresentanze
commerciali, mi arrangiavo quale professore in Lettere, sia presso un
istituto privato sia attraverso qualche ripetizione che davo (latino e greco)
nei locali stessi del partito, non disponendo di un ufficio e neanche di una
dimora che mi permettesse di ricevere" (Autobiografia di un
"fucilatore", pp. 162-163).
Nei primi mesi del 1947 Almirante
organizzò le prime uscite pubbliche del MSI. Il 15 giugno si costituì il
comitato centrale del partito, che elesse subito una nuova giunta esecutiva,
di cui Almirante fu segretario. Nel settembre-ottobre dello stesso anno egli
condusse a Roma la difficilissima campagna del MSI per le elezioni comunali
del 12 ottobre: tutti i suoi trenta comizi furono violentemente interrotti
dagli avversari, e l'ultimo, tenuto il 10 ottobre in piazza Colonna, finì in
una vera battaglia di piazza; per il discorso pronunciato in tale occasione
Almirante fu accusato di apologia del fascismo e deferito il 3 novembre 1947,
quale "elemento pericoloso all'esercizio delle libertà democratiche",
alla commissione provinciale di Roma per l'assegnamento al confino di
polizia, che gli comminò un anno di confino. Egli partì quindi per Salerno,
ma all'arrivo nella questura di quella città gli fu comunicato che la pena,
inflittagli per salvare la faccia al governo, gli era stata condonata; fu
comunque privato dell'incarico dell'insegnamento. Grazie al suo impegno, il
12 ottobre il MSI aveva ottenuto a Roma la sua prima affermazione elettorale:
24.903 voti (pari al 4 per cento) e tre consiglieri comunali eletti, i quali
risultarono determinanti per l'elezione di un sindaco non comunista.
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