GIORGIO ALMIRANTE

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Capitolo 02


   La mattina del 26 luglio 1943, subito dopo la caduta di Mussolini, Almirante si recò alla tipografia e poi alla redazione del Tevere, portando all'occhiello della giacca il distintivo del PNF; ma dovette lasciare il posto, avendo scoperto che nella notte i suoi colleghi erano diventati antifascisti e suoi nemici personali, e il direttore Interlandi era stato arrestato come "fascista pericoloso" (egli, invece, rimaneva libero perché classificato dal nuovo governo tra quelli poco meno pericolosi). Ai primi di agosto Almirante rispose ad una nuova chiamata alle armi, come tenente, presentandosi a Frosinone presso il deposito dell'81° fanteria, il suo vecchio reggimento di prima nomina. Là fu sorpreso, l'8 settembre, dalla notizia dell'armistizio; il giorno dopo, trovandosi a comandare provvisoriamente una compagnia distaccata, fu abbandonato da superiori e sottoposti e preso dai Tedeschi, dai quali ottenne di arrendersi con l'onore delle armi e di essere lasciato libero; raggiunse poi il colonnello comandante l'ormai dissolto reggimento, ottenne da lui (il 10 settembre) una formale licenza e tornò a Roma a piedi. Dopo il discorso di Mussolini alla radio di Monaco (18 settembre) e quello del maresciallo Graziani al teatro Adriano di Roma (1° ottobre), compì senza esitare la sua scelta di campo: andò alla caserma della 120ª legione della MVSN e si arruolò nella costituenda Guardia nazionale repubblicana con il grado di capomanipolo.


   Poco dopo incontrò a Roma "l'uomo al quale (dovette) la massima parte di (sé), la (sua) vita stessa" (Autobiografia di un "fucilatore", p. 109): Fernando Mezzasoma, ministro della Cultura popolare della Repubblica sociale italiana. Mezzasoma convinse Almirante a farsi smobilitare dalla GNR per seguirlo come collaboratore esterno al ministero, i cui uffici erano adesso ripartiti tra Roma, Salò (dove risiedeva il ministro), Venezia e Milano. Dopo pochi giorni di lavoro a Venezia, Almirante passò alla sede di Salò. Il suo primo incarico fu la direzione del servizio intercettazioni radio, servizio particolarmente importante perché fonte di informazioni anche per gli altri ministeri della Repubblica. Poi, il 5 maggio 1944, Mezzasoma lo nominò capo di gabinetto del ministro della Cultura popolare. In tale qualità Almirante sostituì spesso Mezzasoma nei quotidiani rapporti da Mussolini, per il quale svolse anche missioni particolarmente delicate (l'occultamento di documenti relativi ad un progetto di legge, sollecitato dal governo tedesco e respinto da Mussolini, legge con cui la persecuzione antisemita sarebbe stata estesa a cittadini non considerati ebrei prima dell'8 settembre; la tenuta di rapporti diretti e segreti con ambienti italiani della Venezia Tridentina e della Venezia Giulia, annesse di fatto alla Germania ma rivendicate dalla RSI; la diffusione per radio contro la volontà dei Tedeschi, il 21 febbraio 1945, di un comunicato relativo alla sostituzione del ministro dell'Interno e del sottosegretario alla Marina della RSI).


   La sua attività di funzionario ministeriale fu interrotta tra il novembre 1944 e il gennaio 1945 dalla sua partecipazione, come tenente comandante il reparto del ministero della Cultura popolare nella brigata nera autonoma ministeriale, alla campagna antipartigiana di val d'Ossola, durante la quale però egli e i suoi uomini non ebbero mai occasione di partecipare a combattimenti. (Nel 1971, a torto, le sinistre avrebbero accusato Almirante, segretario del MSI, di essere stato un "fucilatore", non per immaginari episodi della campagna di val d'Ossola ma per avere "firmato" - sic - un bando datato dalla prefettura di Grosseto il 17 maggio 1944, comminante la fucilazione ai militari e civili unitisi alle bande partigiane, i quali non si fossero costituiti entro il 25 maggio 1944. In realtà Almirante aveva semplicemente trasmesso alle prefetture il testo di quel bando, giustamente detto "del perdono", poiché estendeva una precedente amnistia ai militari sbandati che, in virtù di un precedente decreto, avrebbero dovuto essere fucilati anche prima del 25 maggio.).


   Il 25 aprile 1945 Almirante, che aveva seguito Mussolini e il ministro Mezzasoma a Milano, rimase in servizio per tutta la giornata lavorativa; poi, avendogli Mezzasoma vietato di seguirlo nel viaggio fatale con Mussolini verso la Valtellina (Mezzasoma, con altri ministri della RSI, sarebbe stato fucilato dai partigiani a Dongo il 28 aprile), entrò in clandestinità e vi rimase per un anno e mezzo, prima a Milano con l'aiuto del suo amico ebreo che egli aveva salvato dalla deportazione, poi a Torino. Nel settembre 1946 riprese il suo vero nome e tornò a Roma, dove intraprese un'intensa attività politica, partecipando alla fondazione (12 novembre 1946) di uno dei molti piccoli gruppi di reduci fascisti repubblicani, il Movimento italiano di unità sociale (MIUS), e alle riunioni preliminari alla fusione del suo e di vari altri gruppi della stessa area in un vero partito politico.

 
   Il 26 dicembre 1946 Almirante partecipò alla riunione costitutiva del Movimento sociale italiano (MSI), che si svolse a Roma nello studio dell'assicuratore Arturo Michelini. Almirante ufficialmente non fu, come spesso si dice, il primo segretario nazionale del MSI (segretario della prima giunta esecutiva del partito fu Giacinto Trevisonno); ma fin dalla fondazione del partito ne fu il dirigente di maggior rilievo, ricoprendo la carica di responsabile della segreteria organizzativa. Egli ricordò così la propria ascesa alla guida del MSI: "... gli amici che il 26 dicembre 1946 come segretario del partito scelsero proprio me, se per avventura non sbagliarono, non sbagliarono perché, istintivamente, non scelsero in me l'uomo politico ma l'uomo libero. Ero tra i più giovani, non avevo vincoli tassativi con un passato personale, perché la mia carriera politica in regime fascista non si era spinta più in là del Guf-Lettere di Roma, non avevo legami di ambiente, non avevo impegni professionali assorbenti perché, abbandonate le poco lucrose rappresentanze commerciali, mi arrangiavo quale professore in Lettere, sia presso un istituto privato sia attraverso qualche ripetizione che davo (latino e greco) nei locali stessi del partito, non disponendo di un ufficio e neanche di una dimora che mi permettesse di ricevere" (Autobiografia di un "fucilatore", pp. 162-163).


   Nei primi mesi del 1947 Almirante organizzò le prime uscite pubbliche del MSI. Il 15 giugno si costituì il comitato centrale del partito, che elesse subito una nuova giunta esecutiva, di cui Almirante fu segretario. Nel settembre-ottobre dello stesso anno egli condusse a Roma la difficilissima campagna del MSI per le elezioni comunali del 12 ottobre: tutti i suoi trenta comizi furono violentemente interrotti dagli avversari, e l'ultimo, tenuto il 10 ottobre in piazza Colonna, finì in una vera battaglia di piazza; per il discorso pronunciato in tale occasione Almirante fu accusato di apologia del fascismo e deferito il 3 novembre 1947, quale "elemento pericoloso all'esercizio delle libertà democratiche", alla commissione provinciale di Roma per l'assegnamento al confino di polizia, che gli comminò un anno di confino. Egli partì quindi per Salerno, ma all'arrivo nella questura di quella città gli fu comunicato che la pena, inflittagli per salvare la faccia al governo, gli era stata condonata; fu comunque privato dell'incarico dell'insegnamento. Grazie al suo impegno, il 12 ottobre il MSI aveva ottenuto a Roma la sua prima affermazione elettorale: 24.903 voti (pari al 4 per cento) e tre consiglieri comunali eletti, i quali risultarono determinanti per l'elezione di un sindaco non comunista.