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GUIZZA,
QUATTRO «VIGILANTI» A PASSEGGIO
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Appuntamento alle ore 17: poche le adesioni per la «ronda» che dura un paio d’ore. Obiettivo della «vigilanza» le zone dove si concentrano le attività di spaccio: parcheggi dei centri commerciali, i giardini di fianco agli impianti sportivi e altri luoghi a rischio. Un modo per farsi conoscere dagli abitanti del quartiere, rispondendo «sul campo» all’ insicurezza e alla paura. Una «ronda» in formato ridotto: il gruppo si è ridotto dai sei protagonisti di venerdì sera ai quattro di ieri pomeriggio. Bernardi, comunque, non molla. L’esponente di An spiega: «Non vogliamo offrire un’immagine militarizzata del fenomeno ronde, poiché questo tipo di visibilità risponde soltanto alle prerogative delle forze dell’ordine». I “rondisti” hanno le idee chiare. Più che puntare ad interventi anti-criminalità in flagranza di reato, si privilegia la «vigilanza attiva» come deterrente. Insomma, le «ronde» come presenza dei cittadini nel territorio. Recentemente, la zona della Guizza è stata teatro privilegiato di furti in case e garage, oltre a registrare un generale aumento di fenomeni di microcriminalità, compreso lo spaccio. Tra i partecipanti alla ronda di ieri pomeriggio, due volontari non esitano a motivare la loro adesione perché «stanchi e sopraffatti dalla situazione, vittime in prima persona o indotti da racconti di conoscenti». Come Teresina Santin, che subite in un solo anno due “visite” dei ladri, ha deciso di rispondere all’appello e scendere in piazza: «Per costruirmi da sola la sicurezza che non viene garantita da chi di dovere».
Resta il dubbio sull’operatività delle «ronde»
di fronte ad una vera emergenza sicurezza. Le pettorine saranno sufficienti
a mettere in fuga delinquenti e criminali? O ci sarà bisogno
delle forze dell’ordine anche per evitare ai “rondisti”
situazioni di pericolo? Nessuno, poi, sembra disposto a rischiare che
qualcuno - contravvenendo al «decalogo» dell’iniziativa
- segua l’istinto di agire in prima persona. |
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