CONGRESSO AN, È ASCIERTO IL PRESIDENTE
Largo successo contro Drago «Ma è la vittoria della base»
Raffaele Zanon: Adesso Giorgetti rifletta sui motivi che hanno portato anche Padova a voltargli le spalle

Mattino di Padova del 05.03.2007 - di Leandro Barsotti

 

 

Filippo Ascierto è presidente provinciale di Alleanza Nazionale.

Il congresso di ieri in Fiera si è concluso con un voto che lascia pochi margini alle recriminazioni: 907 schede per Ascierto, 660 per Andrea Drago. Un successo più ampio delle previsioni e maturato dopo un congresso di scontri verbali accesi tra correnti storicamente avverse nel padovano: quella legata a Maurizio Saia (vicino a Urso) che ha candidato Drago; e quella legata ai fratelli Zanon (vicini a Gasparri) che hanno stretto l’accordo con Ascierto.

Ed è un risultato che adesso potrebbe aprire nuovi scenari regionali poiché il veronese Alberto Giorgetti, coordinatore del partito nel Veneto, in questa disputa tra Drago e Ascierto era sceso in campo appoggiando in modo netto il candidato risultato sconfitto. «Treviso e Rovigo non sono con lui, Vicenza sta per girargli le spalle, Padova lo ha fatto oggi e dunque una riflessione sul segretario regionale va fatta», ha detto Raffaele Zanon, consigliere regionale alleato ad Ascierto e, adesso, tra i candidati alla prossima poltrona del coordinamento veneto.

Zanon, come il fratello Gabriele (a sua volta presidente provinciale del partito fino all’estate scorsa) è gasparriano. La prima telefonata ricevuta da Ascierto ad elezione avvenuta, è stata proprio quella di Gasparri. Che a Padova ha un seguito importante soprattutto tra i giovani: Azione Giovani, il movimento che raccoglie studenti e universitari, ha lavorato per l’elezione di Ascierto in modo evidente, ottenendo in cambio la vicepresidenza (che andrà ad Enrico Pavanetto). Il perché del successo è riassunto da Gabriele Zanon, che ha retto il partito a Padova fino a quando l’estate scorsa si è dimesso lasciando spazio ad un commissariamento voluto da Roma: «E’ stato un congresso di svolta», ha detto Gabriele Zanon, «in cui si sono confrontate due anime del partito. C’è chi crede nella politica militante e di base e chi invece crede in un partito istituzionale. Per me la destra deve essere popolare, vicino alla gente senza diventare un partito televisivo, perché quello c’è già e non è il nostro».

Ma su come è andato il congresso ci sono posizioni diverse. Critico Baldo Licata: «E’ stato un flop, solo 50 partecipanti al dibattito di sabato, poi più di 1500 persone a votare domenica su chiamata, senza sapere cosa. Avrei voluto un dibattito più costruttivo». E Mario Verza: «Non c’è stata partecipazione, troppo schiacciato su personalismi». Stefano Grigoletto: «Non si è voluto trovare un candidato unitario e si sarebbe potuto lavorando meglio in questi mesi. Ci si attendeva un volto nuovo, un personaggio di seconda fila magari, da far conoscere». Paola Bucci: «Ho portato al congresso il tema del coinvolgimento del mondo femminile nelle grandi scelte di partito, ma si è pensato solo allo scontro tra componenti».

Maurizio Saia, che esce sconfitto da questo congresso, denuncia episodi poco chiari: «Ci sono state troppe iscrizioni al partito dell’ultimo minuto, gente presa dalle discoteche e portata a votare. E’ ridicolo: sabato ci sono cinquanta persone a discutere, e la domenica arrivano decine e decine di nuovi iscritti che non ho mai visto. Questo è stato un congresso senza regole, di nessun valore politico. Avremmo dovuto fare tutti un passo indietro per riordinare il partito a Padova, dopo anni di conflitti intestinali. Eravamo d’accordo fino a due mesi fa. Poi Ascierto e Zanon hanno fatto di testa loro».

 
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