Sabato 13 gennaio, tutti in
«conclave»: un’intera giornata di discussione attende
l’intero esecutivo di Alleanza nazionale, insieme ai big del partito.
Comincia così la stagione congressuale, destinata a marzo a chiudere
il commissariamento-bis della Federazione. E le grandi manovre sono
già cominciate, anche se gli aspiranti candidati alla presidenza
provinciale restano al coperto.
Giusto ieri Enrico
Pavanetto, coordinatore regionale di Azione giovani, ha preso posizione
con una «lettera aperta» che prende spunto da Marcello Veneziani
e si assesta nella trincea della tradizione di destra. «Il percorso
riformatore voluto da Fini è emblematico: il cantiere si è
aperto senza una discussione interna, le svolte hanno avuto un carattere
cesaristico. Così molti elettori ed iscritti hanno percepito
non una centralità della destra, ma una destra di centro»
si legge.
Filippo
Ascierto, deputato-commissario di An, anticipa così il dibattito
interno ad An: «Siamo una destra moderna ed europea, che a Padova
vuol dire la sua fino in fondo nella Casa delle libertà e insieme
essere punto di riferimento nell’opposizione alla giunta Zanonato».
I numeri sono confortanti: iscritti a quota 2.100 in 54 circoli con
l’apertura dei nuovi nella Bassa e nel Piovese. An conta su due
parlamentari e altrettanti consiglieri in Regione, quattro sindaci (Montegrotto,
Fontaniva, Teolo e Correzzola) e due assessori in Provincia.
I riflettori restano puntati
su Padova, dove alle Politiche i consensi hanno cancellato lo smacco
delle Comunali 2004. La “traccia” del documento congressuale
rilancia il ruolo di An, partito dell’«integrazione nella
legalità» attento alle categorie produttive senza dimenticare
la «sanità efficace ed efficiente» o il termalismo.
Politicamente, Ascierto è
netto: «Sostengo la conferma di Giorgetti a coordinatore regionale.
E voglio un partito radicato e forte. Da commissario, fra il 1998 e
il 2001, ho imparato che si può trovare il modo di sintetizzare
unitariamente tutte le realtà di partito. Mi piacerebbe poter
replicare nell’assise di marzo». Più che un candidato
alla presidenza, il commissario della Federazione disegna l’identikit
del suo successore alla guida di Alleanza nazionale: «In tutta
franchezza, mi sembra difficile poter immaginare al vertice del partito
qualcuno già impegnato in rilevanti e delicati incarichi oppure
che si limita a stare dietro ad una scrivania. Serve chi sa lavorare
dieci volte più di un militante, galvanizzando tutti e offrendo
un punto di riferimento anche a chi si limita a votarci. Un presidente
che sia interlocutore valido nei confronti del centro-destra».
Dunque, un congresso «vero».
Tanto più che, fin dai circoli, si sceglie direttamente anche
in funzione del nuovo vertice veneto di An. L’esecutivo in «conclave»
servirà a misurare leadership e componenti. Archiviata l’epoca
dello scontro fra Raffaele
Zanon e Maurizio
Saia, si profila se mai una ingombrante «candidatura di bandiera»
in grado di complicare lo scenario unitario. Ma Ascierto sembra perfino
pronto a difendere in prima persona il «partito diverso»
che anche a Padova sta mettendo radici.