17 PHONE CENTER NELLA ZONA DI PIAZZA DE GASPERI
In soli trecento metri proliferano le attività gestite dagli stranieri e una, durante le festività, viene usata per celebrare funzioni religiose
La denuncia è arrivata da Maurizio Saia (An) e dai rappresentanti del Comitato che hanno sottolineato le criticità

Mattino di Padova del 03.02.2007 - di Michela Danieli

 

 

Nel raggio di circa 300 metri, compresi tra la stazione ferroviaria, via Trieste e le quattro strade che la attraversano (via Tommaseo, Foscolo, Mameli e piazzetta De Gasperi dal lato opposto) ci sono 17 phone center gestiti da stranieri; uno di questi durante i week end, viene usato addirittura per funzioni religiose; in appena 3 di questi figurerebbero, almeno in parte, i requisiti richiesti dalla normativa per funzionare, cioè un servizio igienico, una cabina per portatori di handicap, una sala d'attesa, l'obbligo di sottoporsi a un orario definito tra le 7 e le 22 e alla chiusura domenicale.

E' il resoconto-denuncia stilato dal consigliere di An Maurizio Saia , insieme a un dirigente del partito Maurizio Meridi, nella veste di rappresentante del Comitato piazzetta De Gasperi, che hanno anche contato, nello stesso spicchio di città, 14 esercizi gestiti da cinesi tra ristoranti e bazar, 7 da nigeriani tra magazzini, alimentari e sartorie; una macelleria riservata ai gusti mussulmani; le note cucine popolari, bar e un variegato "quant'altro" di proprietà di immigrati per un totale di 46 esercizi. Nessuna attività autoctona, però, e in particolare nessuna macelleria nostrana, nessun fruttivendolo, mentre il primo "casolin" si trova in piazza Mazzini, il che lascia sprovvisti e quindi in difficoltà i residenti, soprattutto i più anziani.

«Questa Amministrazione, l'assessore Ruffini e il braccio operativo, cioè la Polizia municipale, non rispettano la legge regionale e il decreto legislativo che regola questo tipo di esercizi - dice Saia - al contrario di quanto accade invece nella vicina Vicenza a guida centrodestra. Anzi, non sono state date indicazioni al Comando di polizia affinché venga controllata l'ottemperanza delle disposizioni di legge».

Il consigliere e Meridi hanno poi ricordato le conseguenze a cascata della desertificazione da attività nostrane accompagnate dal proliferare di phone center, quasi sempre trasformate in bazar: merci avulse da ogni controllo vendute promiscuamente tra gli scaffali di un sito per telefonare, birre acquistate e consumate in loco, marciapiedi e angoli adibiti a sopperire ai bisogni fisiologici degli avventori, al posto delle toilette inesistenti, degrado e tasso di vivibilità rasente allo zero per i pochi residenti che ancora non solo "scappati dalla zona".

Durissimo l'attacco di Saia , che nell'accusare la mancata applicazione della norma vigente, sostiene anche che «l'Amministrazione ha fatto completa ritirata da queste zone: c'è un ordine dall'alto che ha detto alla Polizia municipale di lasciare stare gli extracomunitari per non andar a cercar rogna. So anche che qualcuno che autonomamente ha osato fare il proprio dovere, si è trovato a subirne le ripercussioni al lavoro, in termini di serenità».

E come caso eclatante di "polivalenza" assunta dai phone center, Meridi ha spiegato che in quello situato in via Foscolo «tutti i sabati pomeriggi e le domenica mattina si celebrano funzioni religiose, con decine e decine di partecipanti che si ammassano in un soppalco costruito per sostenere una scrivani e poco più. A maggio, stagione dei matrimoni, le persone che vi si concentrano addirittura a centinaia».

 
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