|
|
MAZZOLA:
LE LACRIME DI MIA MADRE DOPO L’ASSALTO DELLE BRIGATE ROSSE
|
||
|
«Le Brigate Rosse hanno fatto piangere mia madre. Non posso tollerare che anche il ministro Ferrero faccia lo stesso»: è questa la motivazione che ha spinto Piero Mazzola, figlio di Giuseppe, oggi avvocato, a presentare un’esposto alla procura di Padova contro il ministro Paolo Ferrero per la nomina di Susanna Ronconi. Adesso, dopo l’annullamento della nomina, Mazzola chiede le dimissioni dello stesso ministro. Dalla città del Santo infatti l’esposto è stato trasferito nella procura della capitale per competenza che ha dato il via a un’indagine. «L’esposto metteva in evidenza che questa signora era stata condannata per duplice omicidio e come pena accessoria aveva ricevuto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici», racconta Mazzola. Un fatto che i parenti delle vittime del terrorismo brigatista hanno subito messo alla luce. «Abbiamo anche evidenziato che Susanna Ronconi non solo non ha ancora rimborsato i danni, ma addirittura si oppone», spiega ancora l’avvocato. «Questo smentisce quindi in radice chi dice che ha pagato il suo debito con la giustizia». Anche dopo l’esposto però Ferrero ha sempre difeso pubbicamente quella nomina: «Un ministro non si può permettere di essere al di sopra delle leggi. E soprattutto non poteva sottrarci il nostro diritto a un giusto risarcimento, anche morale. Così facendo ci avrebbe degradati da cittadini a sudditi: una cosa che per fortuna in Italia non accade, ma che può accadere in quei sistemi cui forse Ferrero s’ispira», sottolinea quindi il figlio di Giuseppe Mazzola, carabiniere in pensione che si era assunto l’impegno di tenere la contabilità dell’Msi padovano e che, insieme a Graziano Giralucci, si trovava nella sede del partito in via Zabarella in quel 17 giugno del 1974 in cui le «Brigate rosse» eseguirono i loro primi omicidi politici. Il dietrofront del ministro quindi non è certo una soddisfazione per l’avvocato padovano: «Che si sia ravveduto non è consolatorio per me, può essere consolatorio per lui perché questo gli salva la poltrona», commenta Mazzola. «Ma Ferrero ha mentito sapendo di mentire a tutti gli italiani. Ed ha perseverato in una condotta antigiuridica». Da qui la richiesta di Piero Mazzola che la vicenda venga discussa dal parlamento: «Spero che la mozione di sfiducia individuale abbia un seguito e che porti alle dimissioni del ministro Ferrero. Farebbe bene a ritirarsi in un convento e a riflettere su quello che ha fatto», osserva. L’avvocato Mazzola nelle scorse settimane ha anche elaborato un progetto di legge per impedire agli ex terroristi di partecipare a qualsiasi carica di tipo istituzionale: «Per fare sì che situazioni come questa non si ripetano». E se l’esposto padovano è stato il punto fermo della vicenda amministrativa, a rivendica una vittoria politica è soprattutto Alleanza nazionale. «E’ grazie alla nostra azione politica che siamo arrivati a questo risultato», sottolinea il commissario provinciale di An Filippo Ascierto. «Ci aspettavamo queste dimissioni perché eravamo certi che come interdetta non nonpoteva occupare quel posto». Un’azione forte che, secondo An, fa bene anche alla città del Santo: sono stati diversi gli appuntamenti in cui i ragazzi di «Azione giovani» hanno volantinato e raccolto firme contro la nomina di Susanna Ronconi: «Non si può davvero voltare pagina col terrorismo se ci sono ancora in giro i «cattivi maestri» e il terrorismo è ancora vivo», sottolinea ancora Ascierto. «A Padova molti cittadini ci hanno sostenuto proprio chiedendoci di non dimenticare, e cancellare con un colpo di spugna, un periodo oscuro della storia di questa città». «Non si può non ricordare gli eventi tragici del recente passato della città - gli fa eco il consigliere regionale Raffaele Zanon -. I «cattivi maestri» non possono avere cittadinanaza né a Padova né nelle istituzioni». Soddisfatti
anche i giovani di An, protagonisti in prima linea della campagna: «Per
noi è un dovere civico di memoria ricordare Mazzola e Giralucci,
ammazzati con il contributo di Susanna Ronconi» - ricorda Giovanni
Gorgone. |
|||
www.an-pd.com |
|||