Mazzola e Giralucci, dibattito sulla targa
Il Condominio discute se “accettare” sul muro la lapide
Corriere del Veneto del 20.01.2006 - di Al.Rod.

 

 

Padova - Per ora l’appello di Pietro Mazzola sembra non trovare ascolto. <I condomini hanno il dovere morale di concedere il muro del loro palazzo alla lapide in memoria di mio padre Giuseppe e di Graziano Giralucci> avveva spiegato l’altro giorno l’avvocato padovano tornando sulla dolorosa vicenda della targa dedicata ai due militanti missini uccisi dalle Brigate Rosse il 17 giugno del 74 che non può essere apposta nella facciata del palazzo dove si consumò la tragedia perché i condomini considerano la cosa <inopportuna>.

Un appello commosso partito dopo che Luca Telese, cronista parlamentare del Giornale, ha fatto del caso <Mazzola e Giralucci> uno dei capitoli del suo prossimo libro dedicato alle vittime di destra degli anni di piombo. Un appello che, per il momento, deve scontrasi con il < muro di gomma> dei diretti interessati.

A farsi <portavoce del silenzio> è l’amministratore del palazzo Lino Bellavere che prima fa sapere che: <Il problema non riguarda il palazzo, la targa è apposta su un palo per cui non è di nostra competenza>. Poi, in un secondo momento si trincera dietro i regolamenti: < Il ragioniere ha detto di riferire che la legge sulla privacy su questo è molto chiara,l’amministratore di un palazzo non può riferire nulla delle decisioni prese dai condomini> spiega la sua segreteria.

Una chiusura totale che va nella direzione diametralmente opposta rispetto all’appello del figlio di Giuseppe Mazzola che chiedeva di <superare qui cinque centimetri che dividono la targa dal muro del palazzo. Cinque centimetri che pesano nella memoria della città come un masso di cinque tonnellate>.

Ora l’unica speranza è che a squarciare il velo di silenzio sia chi abita nel condominio che del tema hanno già iniziato ad occuparsi. Almeno loro non l’obbligo di attenersi alla <regola del silenzio>.

 
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