|
|
Berlusconi
accende il duello, Prodi lo spegne
|
||
|
E' il bello della diretta, no? E delle regole da separati in casa imposte e pretese dal leader dell'Unione, così rigide e imbriglianti da far sembrare eterni e lenti anche i trenta secondi delle domande, figurarsi le risposte che sembravano sempre rimbalzare dalla luna. C'è stato sì, un momento in cui la passione e la tensione sembravano doversi accendere, allorché il premier è partito in quarta per ribattere all'avversario che minimizzava le grandi opere, «mille piccoli cantieri aperti» aveva detto. E Berlusconi, prima di rivendicare i meriti dell'azione di governo, aveva bollato accusando: «Demagogia pura, ribaltamento totale della realtà!». Poteva nascerne uno scambio vivo e reale, che costringesse i due contendenti ad uscire dai binari preordinati e dall'ingessatura, ma il divieto di interloquire, poi il rispetto dei tempi dell'uno, quindi la rigida replica dell'altro, «lei ha sforato di dieci secondi», ecco far scendere il termometro al piatto. Ci ha riprovato nuovamente il leader della Cdl, «che spudoratezza!» replicava al contendente, ma dovendo riempire i due minuti e mezzo che gli spettavano di diritto e di dovere ecco che l'altro aveva il tempo di raffreddare il clima e riprendere a sua volta come se parlasse da solo. Colpa di Clemente Mimun che, in apertura di trasmissione, ha dato lettura delle regole da rispettare nel confronto sedicente all'americana? No, no affatto, perché quelle regole erano state elencate minuziosamente e ordinate da Silvio Sircana, lo stratega della comunicazione prodiana. Colpa di Marcello Sorgi, ex direttore della Stampa ora editorialista dello stesso quotidiano, nonchè di Roberto Napoletano, neo direttore del Messaggero? Forse un po', le domande non erano certo fra le più eccitanti per il pubblico. Colpa di Berlusconi che si è presentato forse un po' teso all'appuntamento, ma certamente preparato? Non proprio, perché ha provato in tutti i modi a sbrigliarsi e a comunicare. Ma c'era poco da fare, perché questo recinto dell'Ok Corral era perfettamente studiato, costruito, misurato sui tempi - o meglio dire sulle lentezze - e l'eloquio soporifero di Romano Prodi.
Romano
invece, usava la biro come un cacciavite, giusto per tenere impegnate
le mani. Tutto appariva scontato, anche le cravatte. Tutte uguali, salvo
quella di Mimun: che ci fosse un codicillo segreto anche per gli accessori? Ma
sembrava un vano ping ping e anche quando Prodi è sembrato arrabbiarsi,
rivendicando «io non ho danti causa», quasi ad affermare
d'essersi affrancato dalla tutela di D'Alema, Fassino e Rutelli, prima
che l'altro potesse replicare il tempo era scaduto. Ancora un guizzo,
sull'ipoteca di Bertinotti rinfacciata da Berlusconi. «Bertinotti
ha detto che si atterrà al programma e Bertinotti è uomo
d'onore», s'è difeso Prodi. Sì, uomo d'onore, come
Bruto secondo Shakespeare. Alla
fine, il leader dell'Unione ha lasciato via Teulada sorridente e dicendosi
soddisfatto, a differenza di Berlusconi. Già, soddisfatto del
nulla. |
|||
www.an-pd.com |
|||