«NON BASTA DIRE SOLTANTO SÌ O NO, BISOGNA RIVEDERE TUTTO»
Gazzettino di Padova DEL 14.06.2006 - di Adriano Favaro


 

 

Mestre - Già la parola "stanza del buco" mette disagio. Figuriamoci poi se si deve usare questa frase nel dibattito politico sul problema della droga. In ogni caso crea disagio. E non contribuisce proprio ad allontanare i toni ideologici e le contrapposizioni formali che da anni stanno corrodendo questo spazio. Tanto che Beppe Caccia, ex assessore dei Verdi al Comune di Venezia cambia subito la frase nel termine inglese.

«Chi ha cominciato la sperimentazione l'ha chiamata "injection room" - dice - E quando si parla di questa esperienza si usa il termine inglese: le prime sperimentazioni sono state fatte in Olanda, Inghilterra, Svizzera. Si tratterebbe di un naturale sviluppo dell'esperienza di "riduzione del danno", operazione che abbiamo impostato negli ultimi anni nel comune di Venezia nel campo delle tossicodipendenze. Ma questo tema è da affrontare con strumenti lontani dall'ideologia: non c'è una ricetta di carattere salvifico in questo campo. Dobbiamo ragionare sulle esperienze valide dal punto di vista scientifico compiute nei paesi europei».

Proprio quello che contesta l'onorevole Cesare Campa (Forza Italia): «Il ministro Paolo Ferrero è partito col piede sbagliato - afferma - Ha detto che "sembra" che le esperienze straniere abbiano dato risultati positivi. Ma non si può partire col "sembra"! Al ministro sembra che la questione di riduzione del danno (che è teoria cara alla sinistra) sia il punto di vista più importante. Ma così nasconde invece il permissivismo. Noi - continua il parlamentare veneziano - dobbiamo evitare in qualsiasi modo che qualcuno possa intendere che si "permettano" quelle cose».

Campa aggiunge anche che «su materie come queste non c'è qualcuno che abbia una verità in tasca. Ma sarebbe opportuno mandare messaggi chiari ed inequivocabili. Non bisogna comunque abbassare la guardia. Non deve essere accettato che nelle discoteche giri normalmente l'ecstasi, droga pericolosa di cui nessuno quasi parla. Dobbiamo ribadire con forza - conclude - che drogarsi non è segno di libertà. Un ministro deve ribadire la pericolosità della droga. Dico che si può anche discutere l'ultima legge. Ma il principio contenuto è non drogarsi».

A suo modo Beppe Caccia ha già pronta una replica. «Nel 2005, al Lido, al Convegno della Federazione internazionale delle comunità terapeutiche ho discusso con il sindaco conservatore canadese di Vancouver: aveva avuto grossi problemi negli ultimi anni. Ma Vancouver è una delle grandi città del mondo dove anche la destra ha sperimentato spazi sicuri dove tossicodipendenti abituali, controllati dai medici, usavano l'eroina. È un approccio realistico al problema: salvare la vita a persone che fanno uso abituale di queste sostanze».

Per l'ex assessore verde però quella del ministro non dovrebbe essere una misura isolata, bensì rientrare in una ampia rete di servizi che devono servire non intervenire solo per allontanare il rischio di morte, bensì offrire altre strade. «Se invece di discutere sui massimi sistemi - continua Caccia - si andasse a vedere le tante piccole e grandi esperienze dei comuni, fatte in Italia si capirebbe di più». L'esperienza di Mestre e Venezia di contatto diretto con i tossicodipendenti, con un camper e persone specializzate ha portato alla riduzione del numero di overdose, spiega il politico. e l'aumento del numero di chi ha chiesto di avviare una strada di recupero. «Ci accusavano di essere rinunciatari - conclude Caccia - invece abbiamo scommesso sull'autonomia della persona e abbiamo costruito nuove speranze. È vero, ci sono stati pochi comuni che hanno fatto come noi.

Duro invece il consigliere regionale veneto di Alleanza Nazionale Raffaele Zanon: «Dalle dichiarazioni del ministro Paolo Ferrero sulle "stanze del buco" emergono chiaramente la leggerezza e l'incompetenza con le quali vengono affrontati dal Governo temi così delicati - ha affermato - Equivale a trasformare lo Stato in spacciatore. Questa insensata proposta dimostra come non si voglia affrontare il problema della tossicodipendenza con i soli metodi possibili per sconfiggerla: prevenzione della diffusione delle sostanze e cura presso le comunità terapeutiche».

Un altro consigliere regionale Gianfranco Bettin (Verdi) ricorda di aver visitato le strutture delle "injection room" europee: «In se non vogliono dire niente. Ma se accanto si offrono percorsi di recupero hanno un significato importante. Credo anche che si debba rimettere in piedi la discussione sulla droga nel nostro paese, a partire dalle radici».

 
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