«L’ho
chiesto anche al ministro Amato. I centri sociali vanno chiusi. E’
lì che si alleva la violenza, si coltiva l’illegalità
che finisce per diventare... legale a furia di tollerarla sempre e comunque».
Andrea Ronchi, portavoce di Fini, punta l’indice sui Disobbedienti
e sul Pedro.
Non vi basta il summit in programma giovedì, in prefettura, alla
presenza del vice ministro Minniti?
«Padova merita l’attenzione del governo, dopo l’aggressione
vergognosa al padre di Vanzan, al collega Ascierto e agli altri ragazzi
che avevano promosso un incontro per non dimenticare Nassiriya. Ma in
tutto il Nord la situazione sta diventando preoccupante: minacce alla
vice presidente Viviana Beccalossi in Lombardia, aggressioni ripetute,
manifestazioni di intolleranza. Questo è l’approccio culturale
dell’estremismo massimalista. Non dubito della buona fede del
ministro Amato, che personalmente stimo. Tuttavia, non c’è
chi non vede il condizionamento di queste frange nella coalizione dell’Unione».
Ma Prodi ha manifestato per i caduti di Nassiriya...
«Le sue sono scuse tardive. Prodi ha perso una buona occasione
per far bella figura con gli italiani, che sui nostri soldati non ammettono
incertezze di sorta».
Ovvero?
«E’ moralmente inaccettabile operare distinguo sulla natura
della missione in Iraq. Lì i nostri soldati sono veri e propri
costruttori di pace. Come Vanzan, che si era fatto promotore delle cure
di bambini e feriti».
Eppure Bertinotti continua a sostenere che lì gli italiani
sono in guerra.
«Ha fatto male a tutti il cortocircuito istituzionale con il presidente
Napolitano. I soldati impegnati nelle missioni all’estero, e a
maggior ragione i caduti, sono anche figli del presidente della Camera:
sono figli di tutt’Italia».
Qui a Padova vi hanno aggredito proprio per questo?
«Hanno battuto il record mondiale della vergogna. hanno picchiato
il padre di un martire, di un eroe. Vorrei proprio vederli in faccia
questi vigliacchi, che hanno voluto offendere la memoria di Vanzan nel
modo più infame. A nome del presidente Fini, ho voluto scusarmi
ancora con il papà di un giovane che ha dato la vita per tutti
noi».
Tre anni dopo, i morti nell’attentato diventano un caso
politico?
«Al contrario. Oggi c’è una sorta di filo che unisce
Padova, fulcro direi spirituale della memoria condivisa, con Palermo,
Napoli, Roma e tutte le altre città dove comunque si ricordano
i caduti. Vorrei anche sottolineare l’importanza dell’adesione
di Donadi alla celebrazione che si è appena conclusa».
Prego.
«Il capogruppo dell’Italia dei valori ha dato una grande
lezione di stile ai troppi Caruso dell’Unione, gente capace di
irridere nei cortei gli eroi d’Italia o peggio di auspicare 10,
100, 1000 assalti terroristici come quello».
Un’ultima battuta. Il sindaco Zanonato ha definito «poveracci»
i due consiglieri comunali di An...
«Come vede dal bavero dell’impermeabile, lo sono anch’io.
Qui a Padova ne ho visti tanti. Saia e Zanon possono contare sulla ricchezza
del nostro partito e dei padovani che rispettano le istituzioni, come
la memoria dei nostri caduti».