CENTROSINISTRA IRRESPONSABILE. LO STATO CONTRO SE STESSO: MA E' POSSIBILE?
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del 12.07.2006 - di Aldo Lello

 

 

Dicono gli esperti di trame che l’estate è un periodo propizio ai golpe.

I cittadini pensano alle vacanze e la “vigilanza democratica” è assai meno vigile degli altri periodi dell’anno. Quello che è successo nei giorni scorsi, mentre gli italiani erano ipnotizzati dai Mondiali di Germania, non è certamente un golpe, ma è comunque qualcosa di gravissimo e di inaudito. Un potere dello Stato, (il giudiziario), con la fattiva collaborazione della Digos, sferra un attacco mai visto prima contro un altro potere dello Stato (l’esecutivo), arrestando e intercettando i vertici di un delicato e cruciale apparato di sicurezza (i servizi segreti) che, all’esecutivo, risponde.

E tutto questo con l’accusa di aver partecipato, in collegamento con i servizi di un Paese alleato, a un’operazione“coperta” nel quadro della lotta internazionale al terrorismo.
Non sappiamo se gli agenti italiani abbiano effettivamente compiuto l’azione che viene loro contestata. Ma sappiamo che, quand’anche le cose fossero andate proprio così, i nostri 007 non avrebbero fatto nient’altro che il proprio dovere.

E non c’è davvero bisogno di spiegare il perché: da cinque anni partecipiamo, insieme con i nostri alleati, a una guerra di tipo del tutto nuovo, una guerra asimmetrica contro un nemico senza volto e senza forma che agisce in modo vile e disumano: punta a cambiare (in peggio) la nostra vita colpendo nel mucchio degli innocenti, ovunque e comunque. La guerra asimmetrica è totale e ubiquitaria. L’attività di intelligence ne rappresenta il fronte principale e l’“operazione coperta” una delle varie modalità operative. L’Italia è, insieme con la Gran Bretagna e (fino a due anni fa) la Spagna, nel gruppo di Paesi europei che si sono impegnati a fondo in questo nuovo tipo di guerra. Il territorio di questi nostri due alleati è stato colpito dal terrorismo. Il territorio italiano no. Questo vuol dire che i nostri servizi segreti hanno, in questi cinque anni, ben operato. Ma ai magistrati di Milano tale discorso non interessa. Come non interessa né a la Repubblica né a quella parte della stampa che s’è buttata a pesce sul caso divulgando i testi delle intercettazioni. In questi ultimi giorni è stato tutto un fiorire di pezzi di “colore”, di fumose dietrologie, di complotti all’amatriciana.

La polizia che spia le spie su ordine dei magistrati. Un appartamento dei servizi segreti perquisito e il relativo archivio sequestrato. I segreti che diventano i segreti di Pulcinella. Siamo all’opera buffa. Pensiamo alle grasse risate che si faranno i nostri alleati americani quando si vedranno recapitare la richiesta di estradizione per una ventina di agenti della Cia da parte del ministro Mastella da Ceppaloni. Ci verrebbe da ridere se la faccenda non fosse tremendamente seria. E pericolosa. Da un po’ di giorni è lecito sentirsi un po’ meno sicuri, dalle nostre parti.

Sei servizi segreti sono messi sotto accusa per aver fatto il proprio dovere, chi vigilerà sulla nostra sicurezza? Presi dall’euforia per la vittoria ai Mondiali, gli italiani non sembrano preoccuparsene. Ma non c’è da stare tanto allegri. Francesco Cossiga è tra quelli che hanno preso (giustamente) sul serio l’intera faccenda, insieme con molti esponenti del centrodestra: ieri sono arrivate le preoccupate prese di posizione di Gasparri e Mantovano.

Il senatore vita ha presentato una denuncia nei confronti di Spataro e Pomarici (i magistrati che conducono l’inchiesta) per «violazione di segreto di Stato». Non so dire come andrà a finire. Ma sarà comunque un’iniziativa volta a rompere l’attuale clima di veleni, con questo serio vulnus all’equilibrio tra i poteri dello Stato. Anche perché il governo brilla per la propria assenza. Anzi, qualche suo esponente sembra deciso a trarre un vantaggio politico da tutto questo caos. Il ministro degli Esteri D’Alema ha alzato il tiro, nei giorni scorsi, contro il governo recedente asserendo che Berlusconi non poteva non sapere del sequestro di Abu Omar. C’è di che essere sconcertati.

D’Alema è stato presidente del Consiglio ed è un aspirante uomo di Stato: dovrebbe sapere che l’interesse del potere esecutivo in quanto tale è sempre lo stesso, indipendentemente dal colore politico del governo. Evidentemente, agisce, in una parte della sinistra “moderata”, il retaggio della famigerata teoria del “doppio Stato”, secondo la quale i servizi segreti erano sempre cattivi e la magistratura sempre buona. Il “doppio Stato” era una fantasia
ideologica da guerra fredda. Oggi c’è lo Stato contro lo Stato.

Ed è purtroppo realtà storica.

 
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