«VOLEVO SOLO ONORARE LA MEMORIA DI MATTEO»
Mattino di Padova del 05-11-2006, di Alessandro Abbadir

ONOREVOLE FILIPPO ASCIERTO, HA AVUTO PAURA?
Mattino di Padova del 05-11-2006, di Paolo Baron

ARRESTATO UN AGGRESSORE DI VANZAN
L’accusa: violenza a pubblico ufficiale. Indagati altri due Disobbedienti

Mattino di Padova del 05-11-2006

«UN ATTO IGNOBILE E VILE»
Il sindaco chiama Ascierto. Fini: sacche di odio

Mattino di Padova del 05-11-2006, di Claudio Baccarin

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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«VOLEVO SOLO ONORARE LA MEMORIA DI MATTEO»

CAMPONOGARA. Come va stamattina signor Vanzan?
«A parte il fatto che ho un occhio tumefatto e diversi dolori in tante parti del corpo, poteva andare peggio. Ho iniziato un fine settimana davvero nel peggiore dei modi: all’ospedale di Padova per colpa di gente intollerante».
Aveva avuto avvisaglie di quello che è accaduto?
«No. Mi sono recato a Padova invitato da An per partecipare ad una manifestazione di commemorazione anche in ricordo dei caduti di tutte le guerre. Ero andato lì per parlare dei lagunari. Durante il convegno qualcuno aveva strappato dei manifesti, ma nessuno ci aveva fatto caso».
Cosa è accaduto dopo?
«Alla fine del dibattito in compagnia dell’ onorevole Ascierto e di altre 5-6 persone siamo usciti in Piazza dei Signori verso le 23,30. A quel punto mentre stavamo parlando del più e del meno è scattata l’aggressione».
Una cosa improvvisa?
«Sì, non ci una azione di stampo squadristico premeditata. Alcuni giovani tutti sui 25 anni si sono avvicinati a noi camminando come qualsiasi altro passante. Poi all’improvviso hanno cominciato a tempestarci di calci e pugni. Sono stato colpito al viso e allo stomaco».
Quanto è durata l’aggressione?
«Non più di qualche minuto. Ripeto non ho avuto neanche il tempo di capire cosa fosse successo. Ci hanno colpito a calci e pugni e poi sono scappati».
Non avevano corpi contundenti?
«No, ci hanno aggredito solo con calci e pugni. Quando ci siamo rialzati siamo andati a denunciare l’episodio e ci siamo fatti curare all’ospedale di Padova».
Cosa pensa di questi ragazzi che l’hanno colpita?
«Che sono delle povere marionette fomentate d’odio da gente che li strumentalizza».
E lei non pensa di essere strumentalizzato da partiti politici o movimenti di destra?
«A darmi coraggio nei i giorni più bui della tragedia che ci ha colpito con la morte di Matteo sono stati in molti e soprattutto l’Esercito. Ho avuto vicino il sindaco e tutte le istituzioni. Anche qualche partito, ma io non ho mai guardato il colore delle manifestazioni, ho sempre inteso onorare la memoria di Matteo portando una testimonianza. Questi esagitati non mi fermeranno».

 

ONOREVOLE FILIPPO ASCIERTO, HA AVUTO PAURA?

Onorevole Filippo Ascierto, ha avuto paura?
«Sì. Ma non per me. Nel gruppo c’erano anche alcune donne. E’ stato un assalto premeditato da parte di un gruppo di vigliacchi e violenti».
Prova rabbia per ciò che è successo?
«Molta. Pensate se fossero stati armati, che so, di spranghe e bastoni. E comunque fa molta rabbia vedere delle persone prendere a calci e pugni un signore di una certa età senza motivi: così per pura violenza. Mi riferisco al papà di Matteo Vanzan. Gli aggressori sicuramente non sapevano chi stavano picchiando. Tutto questo è assurdo. Io credo che dopo quest’ennesimo episodio i centri sociali vadano chiusi. Se in quei luoghi si praticasse veramente la socialità, forse mi ci iscriverei anch’io. Invece lì dentro si predica la violenza. Paolo Cento e Luana Zanella dei Verdi sono due brave persone. Spero che prendano finalmente le distanze dalle violenze dei no global. Gente che si riempie la bocca con parole come libertà o democrazia senza sapere il loro significato. Una città come Padova vuole o no liberarsi una volta per tutte da questi violenti da strapazzo? Basta dare alibi a questi signori. Perché se noi intitoliamo sale del Senato a Carlo Giuliani, se giustifichiamo le violenze come a Genova per poi istituire commissioni che rovesciano la verità affermando che i violenti poi erano i poliziotti, beh, forse qualcuno in questo modo si sente protetto».
Facciamo un passo indietro. Cos’è successo l’altra sera?
«L’aggressione si è sviluppata in tre tempi».
Cioè?
«Noi eravamo riuniti nella sala del consiglio di quartiere sotto l’orologio di piazza del Signori. Poco dopo le nove qualcuno è venuto ad avvertirci che c’erano delle persone che stavano strappando i manifesti attaccati con lo scotch in piazza. Alcuni di noi sono usciti e sono stati aggrediti verbalmente un gruppo di ragazze e ragazzi vicini al Pedro. Una è una ex giornalista di Telenuovo. Ci hanno urlato: vergognatevi, avete le mani grondanti di sangue. E hanno dato uno schiaffo a uno dei nostri iscritti. E non escludo che siano stati proprio quelle ragazze e quei ragazzi ad avvertire il commando che poi ha agito alla fine».
Qualcuno di voi ha alzato le mani?
«No. Poco dopo sono risaliti in auto e se ne sono andati».
Lei parla di commando. Quindi è convinto che si sia trattato di un’azione premeditata?
«Assolutamente sì».
Eppoi? Dopo che il gruppetto se n’è andato che è accaduto?».

«Appena finito il convegno Federico Bruson è stato aggredito da un ragazzo che è passato sotto l’orologio in bicicletta».
Avete riconosciuto l’aggressore?
«No. Ma evidentemente ci stavano osservando. Sapevano che il convegno era terminato. Ecco perché dico che era un’azione premeditata».
Voi avete reagito?
«Macché. Verso le 23,10 eravamo rimasti in sei tra cui io, Enzo Vanzan, Orfeo Dargenio, Federico Bruson e Alessandro. Stavamo caricando il materiale usato per il convegno sulla mia auto quando all’improvviso è spuntato uno da piazza dei Signori e ha cominciato a tirare calci e pugni a Bruson che è caduto a terra. Noi siamo intervenuti e alle nostre spalle sono comparsi altri due che hanno menato le mani senza guardare cia a nessuno. Lo ripeto, vedere due giovani prendere a calci un signore a terra (Vanzan ndr) mi ha fatto schifo. Schifo. Bisogna essere vigliacchi e violenti».
Quant’è durata l’aggressione?
«Forse meno di un minuto. Loro sono subito scappati verso piazza Duomo, svoltando per via dei Soncin».
Quanti erano?
«Io ne ho visti tre. Forse c’era qualcun altro che è rimasto in piazza. Non so. Tre erano di sicuro».
Li avete rincorsi?
«E che è. Io ci ho una gamba mal messa. In quell’istante è passata un’auto dei vigili. Gli agenti si sono fermati e hanno chiesto se avevamo bisogno di aiuto. Abbiamo detto loro che c’erano tre ragazzi in fuga. E sono ripartiti».
Uno è stato preso...
«Sì. E gli altri due li abbiamo riconosciuti. Però noi ci siamo preoccupati subito di Enzo Vanzan. Siamo andati tutti in ospedale. Poi in questura. Sono tornato a casa verso le 5 di mattina».
Ieri chi sono stati i primi a chiamarla?
«I primi sono stati i carabinieri. Il comandante generale dell’Arma. Poi il capo della polizia. Poi mi hanno chiamato, tra gli altri, anche il sindaco Zanonato e Flavio Bertinotti (presidente delle Camera dei deputati, ndr)».
Che le ha detto Bertinotti?
«Che è solidale. Che queste cose creano un clima di tensione nel Paese».
E il sindaco?
«Che non è più ammissibile tollerare questa situazione e queste violenze».
La situazione a Padova è peggiore rispetto ad altre città italiane?
«Sotto il profilo politico i centri sociali sono identici dappertutto. Hanno lo stesso denominatore: la violenza. I centri sociali vanno chiusi perché sono centri di illegalità. Nei centri sociali fino ad ora c’è stato lo spaccio di sostanze stupefacenti. C’è l’organizzazione di azioni violente e in sporadici casi c’è stato il fiancheggiamento ad azioni più estreme: antagoniste o terroriste».

 

ARRESTATO UN AGGRESSORE DI VANZAN
L’accusa: violenza a pubblico ufficiale. Indagati altri due Disobbedienti
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Picchiato anche un agente municipale dopo l’agguato all’onorevole Ascierto e ad altre tre.
Ristretto in carcere Alfonso Mercurio del Centro sociale Pedro Ha «liberato» un suo compagno di fuga.

Arrestato in flagranza di reato e tradotto ai Due Palazzi il militante antagonista del «Pedro» Alfonso Mercurio, nato a Pompei il 14 luglio di 24 anni fa ma residente a Padova via Marzolo 50. Su di lui grava l’accusa di violenza e resistenza a pubblico ufficiale, in merito al ferimento (se la caverà in 7 giorni) dell’agente municipale Antonio Zambon, impegnato l’altra sera ad inseguire nel cuore del Ghetto i quattro autonomi che in precedenza avevano aggredito in via Capitaniato e spedito al pronto soccorso il deputato di An Filippo Ascierto, Enzo Vanzan di Camponogara, padre del giovane lagunare Matteo Vanzan caduto a Nassiriya il 17 maggio 2004, e Orfeo Dargenio, presidente del Circolo An di Solesino, tutti medicati all’ospedale con prognosi di una settimana. Denunciati dalla Digos anche altri due «pedrini»: Salvatore P. e Mario S., entrambi trentenni, il primo inquisito per lesioni in riferimento all’assalto di via Capitaniato e il secondo anche per resistenza e violenza a pubblico ufficiale.

Coordina l’inchiesta il pm Paolo Luca, mentre il capo della Digos Lucio Pifferi sta cercando di identificare appieno tutti gli altri partecipanti della spedizione punitiva, compresi quelli che in precedenza ebbero «contatti ravvicinati» con Federico Bruson della segreteria provinciale di An, preso a pedate da una squadra di autonomi in bicicletta poco prima che iniziasse in sala Nassiriya di piazza Capitaniato, nella sede del Consiglio di Quartiere Centro, il convegno organizzato da An e incentrato sul sostegno alle forze armate e, in particolare, sui soldati italiani caduti in Iraq.

La cronaca evidenzia pulsioni e sussulti tali da saturare lo spazio mentale degli aggressori facendo cadere i presupposti di una sana dialettica, sostituiti dalla violenza. Il prologo inizia poco prima delle 21, quando un gruppo di ragazzi e ragazze, passando per piazza Capitaniato, strappa il cartellone che illustra il convegno di An sui caduti in guerra delle Forze Armate al grido di «assassini, assassini». Nel bel mezzo della bagarre che ne consegue, gli addetti alla corvèe dell’ideologia degenerata in turpiloquio urlano epiteti irripetibili, dall’una e dall’altra parte, lasciando intendere come stiano correndo tempi duri per i cervelli. Poco dopo uno dei «corridori rossi» sferra in corsa un calcione a Federico Bruson che gli dà le spalle.

Il convegno inizia comunque senza altre contestazioni, presenti una settantina di persone tra cui l’assessore provinciale Mauro Fecchio, il capogruppo regionale di An Piergiorgio Cortelazzo, Stefano Grigoletto, consigliere del Quartiere Centro, il consigliere regionale Raffaele Zanon e il sindaco di Teolo Lino Ravazzolo. La seduta commemorativa termina poco dopo le 23. Alcuni partecipanti si fermano a conversare sotto l’arco dell’Orologio.

Ci sono l’onorevole Ascierto e la sua compagna, Vanzan padre, Dargenio, Ravazzolo e anche un ragazzo rimasto contuso ma con rifiuto di farsi medicare al pronto soccorso. Gli aggressori entrano in azione a passi di lupo, cogliendo di sorpresa il gruppetto isolato. Colpiscono in modo fulmineo, disorientando gli aggrediti. Vanzan rimedia un pugno all’arcata sopraccigliare destra, con gocce di sangue che ne tramutano il volto in una maschera rossa. L’onorevole Ascierto viene attinto da calcioni diretti alla già malandata gamba destra. Poi è la volta di Dargenio, raggiunto da un diretto al viso che gli fa perdere l’equilibrio. E cadendo ingaggia una colluttazione con uno degli «antagonisti» che però riesce a liberarsi scappando verso il Ghetto con il resto del commando.

Alle 23,15, una pattuglia di agenti municipali è impegnata a rintracciare il giovane di colore che, eccitato dai fumi dell’alcol, sta rovesciando i cassonetti in piazza delle Erbe e dintorni. Proprio in quel momento Zambon e il suo collega ricevono via-radio la notizia dell’aggressione di via Capitaniato, con quattro-cinque assalitori in ritirata dalle parti del Duomo. Gli agenti si fiondano verso il cinema Concordi e, giunti in via degli Obizzi, scorgono l’ultimo dei fuggiaschi, Mario S. L’agente Zambon lo rincorre a perdifiato riuscendo a bloccarlo. A quel punto interviene Mercurio, avventandosi sul vigile che, colpito ripetutamente, allenta la presa consentendo così a Mario S. di liberarsi sgattaiolando per il tenebroso ventre del Ghetto. Mercurio finisce invece in trappola, acciuffato da una pattuglia della Volante nel frattempo intervenuta. Per lui scatta l’arresto in flagranza di reato. Ha in tasca 49 grammi di hashish, come in altre due precedenti occasioni, ossia a luglio 2004 e il 17 giugno 2005. E vengono presto identificati anche gli altri due presunti autori dell’aggressione di via Capitaniato.

Intanto Vanzan padre rumina dentro di sè sentimenti di rabbia e dolore.

«E’ come se Matteo me l’avessero ucciso per la seconda volta» sussurra alzando le mani al cielo.

 

«UN ATTO IGNOBILE E VILE»
Il sindaco chiama Ascierto. Fini: sacche di odio

Il governatore Galan «C’è nel Paese un nuovo clima d’intolleranza»
Dichiarazioni unanimi del mondo politico: domani sera la condanna in consiglio comunale

Si è svegliato presto, intorno alle 6.30. Ha dato un’occhiata al mattino e si è subito rabbuiato. «Alle 8.30 - racconta il sindaco Flavio Zanonato, esponente dei Ds - ho chiamato Filippo Ascierto e gli ho espresso la mia solidarietà per l’aggressione subita venerdì sera. Ho richiamato l’episodio anche nel mio intervento per l’anniversario del 4 Novembre. Così pure è un’indecenza che sia stato aggredito il papà di Matteo Vanzan, che ha già tanto sofferto. Gli aggressori? Non è possibile che ci sia gente che non accetta le regole della convivenza. Questo atto di vigliaccheria mi provoca un senso di fastidio; provo un vero e proprio schifo. Se prendo le distanze dai responsabili dell’aggressione? Non ho mai avuto il problema di prendere le distanze, giacché con loro non ho mai avuto niente da spartire. Esprimo apprezzamento anche per il vigile urbano Antonio Zambon, che ha dimostrato grande coraggio».

Il presidente del Veneto, l’azzurro Giancarlo Galan, invita a non minimizzare l’episodio di venerdì sera. «C’è di nuovo nel nostro Paese - dice il governatore - un clima di violenta intolleranza, contro le forze armate, contro la memoria di eroi come Matteo Vanzan, contro addirittura il padre di un caduto in guerra, contro deputati».

Per il presidente della Provincia Vittorio Casarin «le modalità e il contesto in cui è avvenuto il fatto rendono, se possibile, ancor più inqualificabile un episodio di squallido squadrismo rosso. Un abbraccio a Enzo Vanzan».

Sulla vicenda sono intervenuti i vertici di An. «In Italia - ha affermato l’onorevole Gianfranco Fini - ci sono ancora sacche di odio che debbono preoccupare». Per l’onorevole Maurizio Gasparri «l’Italia è l’unico Paese in cui il padre di un eroe, invece di essere preso come esempio da ammirare, viene aggredito nelle strade da seguaci del governo Prodi».

Giorgia Meloni (An), vicepresidente della Camera, lancia «un forte appello alla sinistra istituzionale e non, affinché venga spento il fuoco dell’ideologico insegnato e diffuso nella maggior parte dei centri sociali». Il senatore Maurizio Saia, capogruppo di An a Palazzo Moroni, fa sapere che domani sera, in consiglio comunale, sarà la presidente Milvia Boselli a condannare l’aggressione ad Ascierto. «Invito il sindaco - afferma Saia - a premiare i vigili urbani che si sono prodigati per acciuffare i delinquenti». Il consigliere regionale Raffaele Zanon (An) chiede di «isolare i protagonisti di questi atti e coloro che trasmettono messaggi di istigazione all’odio che rischiano di far attecchire nel Veneto la malapianta dell’intolleranza». Aggiunge Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo An a Palazzo Ferro Fini: «E’ stata un’azione ignobile, organizzata da gruppi che si predicano pacifisti, ma sono solo vigliacchi che fomentano tensioni sociali, colpendo uno dei simboli della libertà e del coraggio del Veneto».

Gianfranco Fornasiero, capogruppo An in consiglio provinciale, osserva Stefano Grigoletto e Vittorio Piva, che rappresentano An nel quartiere Centro, annunciano che domani sera, in consiglio di quartiere, presenteranno una mozione di condanna dell’aggressione patita da Ascierto. Il deputato Alessandro Naccarato e il segretario provinciale dei Ds Fabio Rocco hanno inviato un telegramma ad Ascierto: «Il confronto civile tra idee politiche anche opposte è l’essenza della democrazia. Chi, con la violenza, ha cercato d’impedirvi di esprimere il vostro pensiero, va isolato da tutte le forze politiche democratiche e della società civile».

Elisabetta Gardini, portavoce nazionale di Forza Italia, esprime solidarietà «all’amico Filippo Ascierto, al papà di Vanzan e ai miei concittadini padovani che non si meritano questi episodi. Non è una sinistra europea quella che porta al governo la sinistra radicale».
A detta di Lorena Milanato, deputato di Forza Italia, «questo fatto ci deve fare aprire gli occhi sulla situazione che si sta creando nel nostre Paese, con alcune frange della sinistra più estrema che, in spregio alla legge ma anche al semplice rispetto per le persone, agiscono indisturbate senza che nessuno muova un dito».

Il sindaco di Monselice, Fabio Conte, invita pubblicamente «il deputato Filippo Ascierto ed il signor Enzo Vanzan, padre di Matteo, a venire a Monselice per un convegno pubblico sulle forze armate e sulla situazione che stiamo vivendo. Non accetteremo che questi no global-autonomi impediscano di parlare alle persone». Il consigliere comunale Domenico Menorello (Forza Italia) invita il centrosinistra di Padova «a evitare l’ennesimo pianto del coccodrillo. Se davvero i Ds e la Margherita volessero compiere un gesto di responsabilità, dovrebbero chiedere scusa ai padovani».

L’assessore comunale alla Mobilità, Ivo Rossi, trova «inqualificabile e intollerabile che ci possano ancora essere dei delinquenti che colpiscono le persone a freddo in agguati, evidentemente, premeditati. Questa gente non ha nessun diritto di cittadinanza e la cosa è tanto più grave perché ha colpito il padre di un caduto. Non solo ci deve essere rispetto assoluto per le vittime di Nassiriya, ma anche per un padre che ha sofferto la perdita di un figlio. Esprimo la più ferma condanna nei confronti di questi delinquenti che continuano a inscenare azioni fuori del tempo».

Umberto Zampieri, capogruppo dei Ds in Comune, definisce l’aggressione ad Ascierto «un atto di barbarie politica». E solidarietà al parlamentare di An arriva anche da Carlo Covi, consigliere regionale dello Sdi. «Abbiamo un ripetersi di atti di violenza e di manifestazioni quasi violente - afferma il senatore della Margherita Tiziano Treu - che vanno assolutamente, non solo stigmatizzate, ma prevenute e anche represse se penalmente rilevanti».

er il ministro del Lavoro Cesare Damiano (Ds) «la violenza e le aggressioni vanno combattute, vanno bandite. Io temo questo clima torbido che si sta determinando». Daniela Ruffini, assessore comunale del Prc, condanna «le aggressioni fisiche alle persone. La politica non si fa con la violenza. Sono comunque dell’idea che le manifestazioni di Forza Nuova o della Fiamma, che si ispirano a valori razzisti e xenofobi, dovevano essere vietate»

Il senatore dell’Udc Antonio De Poli rivolge un pensiero particolare ad Enzo Vanzan: «Un uomo che ha già versato troppe lacrime e che ha pagato un forte tributo all’Italia, perdendo un figlio nell’adempimento del dovere. A lui andrebbero rispetto e gratitudine».

Solidarietà ad Ascierto è stata espressa anche dal vicesindaco Claudio Sinigaglia e dal capogruppo della Margherita Antonino Pipitone.



 
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