Federazione Provinciale AN
Padova

Dieci anni da Fiuggi Fini rivendica i risultati della svolta
Dall'intervista del Presidente di Alleanza Nazionale al Tg2
Adnkronos del 26.01.2005.


 

Roma, 26 gennaio - Il fatto che oggi in Italia «c'è un governo di centrodestra, un ministro degli Esteri che è il presidente di An, credo che sia la dimostrazione che il cambiamento c'è stato». Lo afferma il ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, in un'intervista realizzata dal direttore del Tg2, Mauro Mazza, che sarà trasmessa questa sera, alla vigilia del decennale della svolta di Fiuggi.

«L'unico merito che riconosco ai fondatori di An —continua Fini— è quello di aver capito perfettamente che in quel periodo stava cambiando tutto in Italia. Era finita l'epoca delle ideologie, eravamo entrati finalmente del dopoguerra, doveva cambiare anche la destra. L'abbiamo fatto —rivendica Fini— con convinzione e credo anche con qualche risultato». A distanza di tanto tempo, resta ancora forte la memoria della «sofferenza di coloro che avevano il timore di un salto nel buio e, al tempo stesso, il grandissimo entusiasmo —ricorda Fini— di una comunità politica che voleva scommettere sulla capacità della destra di essere protagonista nella vita dell'Italia e dell'Europa».

A dieci anni dalla svolta di Fiuggi, avverte Fini, An è di nuovo di fronte a «una sfida». «Perchè in Italia —spiega— c'è una destra diffusa che ha un'ampiezza maggiore rispetto ai voti di An. Quindi, credo sia un dovere della classe dirigente del mio partito interrogarsi su ciò che occorre fare per avvicinare il potenziale del nostro elettorato a quello che è il risultato nelle urne, che comunque non è da buttare via». Nel documento del decennale di An si parla di partito degli italiani. Mazza chiede a Fini se è credibile la prospettiva di partito unico del centrodestra. «Il centrodestra —spiega il leader di An— raccoglie dei filoni culturali, delle istanze sociali, ha l'ambizione di parlare a un numero di connazionali che va molto al di là della maggioranza che sostiene il governo».

«Io credo —afferma Fini— che questa ambizione sia possibile se c'è un programma comune, dei valori comuni, ma se ci sono anche delle identità e quindi delle sensibilità diverse».
Più sfumata la posizione di Fini sull'ipotesi di approdo di Alleanza nazionale nel Partito popolare europeo. «In questo Parlamento —spiega Fini— non è così, in futuro non si può dire. Credo che l'Europa a 25 o 27 popoli e stati debba avere una sua forte identità. L'identità è quella non solo della comune tradizione cristiana, che purtroppo non è stata recepita nel testo del trattato costituzionale, ma l'identità è anche quella della patria». Destra e Europa, sottolinea Fini, sono due concetti che «stanno assieme», perchè il primo vuol dire «amor di patria», ma «l'Europa che stiamo costruendo è la grande patria di un intero continente, 450 milioni di donne e uomini, orgogliosi delle loro identità nazionali e al tempo stesso consapevoli di vivere in una grande patria europea».

E se dieci anni fa, il documento programmatico di An citava Antonio Gramsci, nel 2005 viene nominato Pietro Gobetti. «Sono simpatiche provocazioni —replica Fini— che una classe dirigente giovane, come quella di An, ogni tanto lancia per aprire un certo dibattito. Non c'è motivo di scandalo, perchè personaggi che certamente sono molto diversi tra loro, come Gramsci, Gobetti, Marinetti, Gentile, Soffici, Papini, hanno un comune denominatore, vale a dire la loro italianità, la loro capacità di cogliere quello che c'è di meglio nel nostro popolo. E per una forza di destra —sottolinea Fini— l'amore per la propria patria è il tratto distintivo».

 
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