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Provinciale AN |
ARRIVA
LA CINA: COME FERMARLA?
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L’arrivo dei prodotti cinesi sul mercato europeo è da quest’anno molto più facile e potrà avere pesanti ripercussioni sulle nostre aziende, già pesantemente danneggiate per l’invasione selvaggia di troppi prodotti a buon prezzo dal sud-est asiatico. Premesso
che molti dei prodotti “cinesi” sono in realtà di
aziende italiane che hanno mutato nome ed aperto stabilimenti là
dove produrre costa molto (troppo)di meno, si può reagire a questo
fenomeno con gli slogan o con la concretezza. Sono tantissime
le follie, le incongruenze, le ingiustizie di questo sistema di commercio
globale, soprattutto perché per produrre non vengono garantite
condizioni di parità per gli operai o la medesima difesa dell’ambiente
ma serve poco protestare: non possiamo isolarci ed uscire dal giro. Questo è l’aspetto positivo dell’adesione cinese al WTO che ha chiuso gli occhi davanti ai diritti umani negati in Cina (basti ricordare il Tibet), le leggi che vanno per le spicce ed il difficile equilibrio comunismo cinese-libertà d’impresa. La Cina “doveva” entrare nel WTO, altrimenti sarebbe stata troppo pericolosa ad agire liberamente. Ma il
punto fondamentale – e va dato atto al grande lavoro di un nostro
poco conosciuto vice-ministro al Commercio con l’ Estero, Adolfo
Urso, che su queste materie ha però ottenuto consensi da tutti
– è che la reazione alle infrazioni cinesi non potrà
mai essere “italiana” ma sostenuta almeno a livello europeo.
Primo passo, fondamentale, l’applicazione di marchi chiari a cosa
viene prodotto od importato nella UE. Certo
che queste cose sono buone soprattutto in teoria, che il contrabbando
è sempre esistito, ma d'altronde se non si fissano le regole
non si può poi legalmente intervenire e – per esempio -
imporre quei dazi proprio alla produzione cinese. Anche
il consumatore, però, dovrebbe stare più attento a che
cosa compra, anche se il prezzo troppe volte gioca un fattore fondamentale.
Marco Zacchera |
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