|
Federazione
Provinciale AN |
MISSIONE
DI FINI IN MEDIO ORIENTE
|
||
La missione al Cairo, Amman, Damasco e Beirut «vuole servire a creare uno sforzo collettivo di sostegno alla fase di prospettive» che si è aperta nella regione, in cui rientra anche il piano di ritiro unilaterale da Gaza che il premier Ariel Sharon è riuscito a far approvare. Una fase senza dubbio «delicata», si sottolinea alla Farnesina, in cui «è indispensabile che Abu Mazen riesca ad assumere il controllo della sicurezza, in cui è necessario un processo di accentramento delle responsabilità per arrivare all'obiettivo della fine dell'Intifada armata indicato dal nuovo presidente palestinese». Ma il viaggio di Fini nella regione ha anche l'obiettivo di consolidare o rafforzare ulteriormente i rapporti bilaterali con i quattro Paesi, che tra l'altro giocano un ruolo determinante per contribuire alla stabilizzazione dell'Iraq. La missione del ministro degli Esteri comincierà ufficialmente domani mattina in Egitto — di cui l'Italia è il primo partner commerciale — con un incontro con il presidente Hosny Mubarak, cui seguiranno colloqui con il responsabile dell'intelligence, Omar Suleiman, con il premier Ahmed Nazif e con il collega Abul Gheit. Mercoledì, ad Amman, Fini sarà ricevuto da Re Abdullah II di Giordania, dal vice premier Marwan Muasher, mentre è ancora in forse l'incontro con il ministro degli Esteri Hani Mulki, impegnato in un viaggio in Arabia Saudita. Terza tappa del viaggio sarà la Siria, con cui «l'Italia ha sempre tenuto aperto un canale di dialogo», si ricorda alla Farnesina. In particolare, negli incontri che avrà con il presidente Bashar al Assad e con il ministro degli Esteri Farouk al—Shara, Fini farà presente che da Damasco «ci si aspetta un impegno fermo a favore della stabilizzazione dell'Iraq e contro le infiltrazioni di gruppi terroristici». «Non c'è nessuna ragione per dubitare della buona fede del governo — spiega Terracciano — La preoccupazione è che alle rassicurazioni di Damasco corrisponda un'attuazione degli impegni da parte dei livelli più bassi degli apparati di sicurezza». Allo stesso tempo, uno degli obiettivi del viaggio è quello di convincere la Siria, come gli altri Paesi della regione, «a fare fino in fondo la loro parte perché tutti abbandonino il ricorso a metodi violenti». Ultima
tappa il Libano, dove il ministro vedrà il presidente Emile Lahud,
il premier Omar Karamé e il collega Monyane Moleleki. |
|||
www.an-pd.com |
|||