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Fini sulla riduzione delle aliquote

CHIARA LA POSIZIONE DI AN, PRIMA LE FASCIE INTERMEDIE...
Tratto dal adnkronos del 31.03.2004

 

 

Roma, 31 mar. (Adnkronos) - ''La auspicabile riduzione delle aliquote Irpef dal 45 al 33 per cento potra' avvenire solo insieme o dopo, ma certamente non prima, della riduzione al 23 per cento delle altre aliquote intermedie''. Lo afferma in un comunicato il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini.

 

''E' una questione di giustizia sociale -afferma il vice presidente del Consiglio- di tutela dei ceti medi e delle famiglie monoreddito sulla quale Alleanza Nazionale non e' disposta a transigere perche' riguarda la ragione stessa del suo permanere al governo. Per la medesima ragione concordo con il ministro Tremonti quando afferma che per coprire il minor gettito fiscale conseguente alla diminuzione dell'Irpef e quale che ne sia l'ammontare, non ci potranno essere tagli alla spesa sociale''.

 

''Berlusconi ha ragione quando afferma che tra noi non c'e' nulla da chiarire perche' non c'e' alcun dissenso circa la volonta' di ridurre le tasse per rilanciare l'economia'' si legge nel comunicato diffuso dal portavoce del vice presidente del Consiglio. ''E' un impegno -prosegue Fini- da mantenere, certamente entro la fine della legislatura e, se possibile, fin dai prossimi mesi''. Oggi a 'Radio 24' il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha osservato che ''e' giusta la proposta del premier di tagliare le tasse ma solo a tre condizioni: che questo non comporti un aumento della spesa pubblica. Le risorse che devono coprire la riduzione fiscale devono essere generate da un taglio della spesa almeno per la parte di spesa che non viene autofinanziata dalla riduzione delle imposte; che si parta dai redditi bassi e dall'Irap per le piccole e medie imprese; infine che si introduca il reddito familiare''.

 

''Si deve partire subito -afferma il ministro concordando sui tempi con il premier- gia' ci stiamo lavorando sia noi sia l'equipe del dicastero dell'Economia. Ci sono tante ipotesi al momento. Nessuna scelta e' stata ancora fatta e presto ogni possibilita' verra' sottoposta al vaglio del governo e della maggioranza. Il problema principale, comunque, rimane: dove si prendono le risorse. Certamente non da un aumento della spesa pubblica. E chi parla di uno sforamento del 3% nel rapporto deficit-Pil indica una strada che non rappresenterebbe certo un buon servizio per il Paese''.


   Riguardo alle ferie Maroni ritiene che ''tagliare una o due festivita' non e' certamente un metodo risolutivo'' per aumentare la produttivita' del paese. ''E poi e' una questione, questa, da lasciare alla contrattazione tra le parti sociali e quindi al mercato del lavoro''.
Oltre a ricordare che il problema di una migliore organizzazione delle festivita' che consenta di ridurre i ponti non e' all'ordine del giorno per tutto il 2004, Maroni sottolinea che ''materie come questa non richiedono un intervento coattivo da parte del governo. Senza contare che sono stati paventati altri rischi per esempio da Federalberghi che ha messo in guardia da una forte riduzione del gettito per il settore del turismo. E' comunque auspicabile -continua Maroni- un intervento delle parti sociali e non semplicemente sulla vicenda delle festivita' ma su tutte le materie ad esse delegate. I temi vanno poi allargati all'orario di lavoro, alla politica dei reditti, eccetera''.

 

Sul fisco oggi e' intervenuto anche il ministro per le Politiche comunitarie, Rocco Buttiglione. ''La riduzione della pressione fiscale fa parte del nostro programma e tutti noi vogliamo tenerne fede -dice Buttiglione-. Ci domandiamo se siamo in condizione di farlo adesso perche' vogliamo evitare dei tagli alla spesa pubblica tali da penalizzare chi ha piu' bisogno nel Paese. Sappiamo inoltre che una fuoriuscita non concordata dai parametri di Maastricht non possiamo permettercela''.

 

Per Buttiglione inoltre ''e' opportuno per mostrare che c'e' collegialita' nel governo convocare una riunione del Consiglio di Gabinetto e parlare in quella sede con dati e numeri precisi alla mano di cosa si vuole fare e cosa no per ridurre la pressione fiscale''.
Secca la posizione del presidente della commissione alle Attivita' produttive della Camera dei deputati, Bruno Tabacci. ''Per tagliare le tasse bisogna trovare le risorse. Non basta dire tagliare le tasse'' dice Tabacci.

 

In merito alla proposta di ridurre ad aprile le imposte dure critiche al premier arrivano dall'opposizione. Per il responsabile economico dei Ds, Pierluigi Bersani, ''Berlusconi vuol far qualcosa prima delle elezioni. Questo e'''. E aggiunge: ''Credo che l'idea che hanno in testa sarebbe dirompente per la finanza pubblica e ingiusta sul profilo sociale. Il modulo prossimo sarebbe a vantaggio dei ricchi e certamente non dei consumi e fra l'altro, in quella dimensione, comporterebbe dei tagli rilevanti alla spesa pubblica''. ''Devono anche dire -ha concluso Bersani- quei soldi che vogliono mettere nelle tasche di qualcuno dove li prendono''.

 

Anche la Margherita, con Pierluigi Castagnetti, attacca la riduzione delle tasse prospettata dal premier e da Tremonti. Per Castagnetti altro non e' che ''un nuovo annuncio-propaganda'' dettato dal ''panico da sondaggi elettori'' che affligge il centrodestra. ''Mi pare -sottolinea Castagnetti- che gli italiani abbiano aperto gli occhi e non credano piu' alla democrazia degli annunci. Dove dovrebbe trovare e reperire i 12 miliardi di euro che verrebbero a mancare con l'annunciata riduzione fiscale? Abbiamo sentito dire dal ministro Tremonti che ridurranno ancora i trasferimenti dallo Stato a Regioni ed Enti locali per finanziare i servizi assistenziali. E' del tutto evidente che, se ridurranno i trasferimenti, l'aumento del costo dei servizi e delle imposte locali e' assicurato. E gli italiani pagheranno di piu'''.

 

Un affondo giunge inoltre dal presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio: ''Il premier propone alcune aliquote, il vicepremier altre e in mezzo ci stanno i cittadini, sempre piu' tartassati. La rissa nella Cdl crea solo il caos fiscale e mentre il governo da' i numeri, assistiamo al dissesto dell'economia del Paese''.

 

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