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AN SCALDA I MOTORI

La riunione del Coordinamento, alla presenza di Fini, è stata dedicata

alle strategie per conquistare gli «elettori virtuali»
La Russa: non più i comizi classici,

ma grandi appuntamenti tematici nelle maggiori città  
 Tratto dal Secolo d'Italia del 30.01.2004 - di Gloria Sabatini

 

   Roma. Conquistare l’elettorato potenziale senza trascurare i fedelissimi del nocciolo duro. È questa la linea guida di Alleanza nazionale in vista del doppio appuntamento con le urne di giugno.

 

   Rafforzare il messaggio di un movimento vero, idealista ma concreto, legato ai valori nazionali dell’identità ma anche attento alle tematiche sociali, alle famiglie, alle fasce più povere per conquistare - dice Ignazio La Russa aprendo i lavori del coordinamento nazionale - «quel quadrante virtuale che si attesta intorno al 15 per cento, quei segmenti di elettorato che sono tentati dal votare a destra ma restano sempre al di là del guado».

 

   Una riunione “speciale”, per la presenza di Gianfranco Fini e la partecipazione allargata dei massimi vertici di via della Scrofa e della squadra di Palazzo Chigi. Ci sono i presidenti dei gruppi parlamentari (Nania e Anedda), i ministri (Alemanno), i viceministri (Urso), i sottosegretari (Viespoli), il portavoce Landolfi, i responsabili di Azione Giovani (Meloni e Fidanza) e molti esponenti dell’esecutivo.

 

   All’ordine del giorno nella fumosa sala Tatarella le coordinate della prossima campagna elettorale che vedrà il partito impegnato localmente sul territorio ma anche attento a una regia centralizzata. La sfida delle europee e delle amministrative si può vincere se nulla verrà trascurato: dai contenuti all’immagine, dal linguaggio alla visibilità. Il numero due di An illustra i risultati di una lavoro di gruppo per sondare le priorità nella scelta della comunicazione.


   Al primo posto, a dispetto delle tante dietrologie mediatiche sulla “carriera personale” del vicepremier, sta l’equazione Alleanza nazionale e Gianfranco Fini come sintesi di una formazione politica moderna ed europea; al secondo posto i temi economico-sociali e l’attenzione ai valori della famiglia e alle nuove povertà; al terzo il rafforzamento dell’identità, intesa come specificità di An rispetto alla coalizione seguono - al cospetto di un progressivo disagio sociale e insicurezza generalizzata – la percezione della destra come garante dell’etica politica.

 

   Nell’opinione pubblica, insomma, è forte la sensazione di un partito diverso, che mette la politica al servizio della comunità, che sa ascoltare, vicino alla gente. Il problema, semmai, è quello di essere in grado di comunicare capillarmente questo patrimonio.

 

   «Senza lifting», sorride Fini a proposito del dna della destra. «Non si sa mai», scherza La Russa, «magari un domani... Per ora non ci serve». La macchina organizzativa è già oliata, pronta a partire. Accanto al tradizionale tour nella grandi città italiane, modello-Almirante, An lancia da subito una massiccia campagna di incontri tematici da tenere con Fini e l’entourage di ministri e dirigenti.

 

   Gli appuntamenti saranno annunciati da coordinati grafici, manifesti e conferenze stampa da tenere a ridosso degli eventi. «Non più comizi tutti uguali e generalisti – propone La Russa – ma giornate a tema nelle quali mobilitare tutto il partito contemporaneamente sullo stesso argomento». Parma, per esempio, ospiterà la giornata del risparmio, sono due le bozze di manifesto sul tavolo dei creativi. Gli stessi che hanno realizzato lo spot per la campagna del tesseramento 2004.

 

   Sfondo azzurro rassicurante, linguaggio diretto, messaggio chiaro: «A. A. A. cercasi amanti politica per passione, astenersi affaristi e perditempo». Beppe Nanni sorride in fondo alla sala. «Perché i perditempo non anno bene?». Landolfi, casertano doc, ironizza sulla pigrizia meridionale per mitigare le fatiche di giornate campali, a rincorrere verifiche e maratone parlamentari. La passione, il senso di appartenenza, la dedizione – gratta gratta – restano la marcia in più di un partito che viene da lontano, che ha attraversato gli anni bui del ghetto fino al grande volo del ’93-’94.


   Un movimento «fatto di uomini e donne che credono», «di tanti giovani pionieri», che affronta il futuro e i grandi temi della globalizzazione senza rinnegare «le radici profonde che non gelano». La destra può vantare una classe dirigente giovanile unica nel panorama politico, capace dal nulla di scansare negli atenei e nelle scuole la vecchia e anchilosata egemonia della sinistra.

 

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