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1) LE RISORSE
-Spesa complessiva per la scuola in Italia.
Anno 1991: 26.915 milioni di euro.
Anno 1992: 28.364 milioni di euro.
Anno 1993: 28.465 milioni di euro.
Anno 1994: 28.897 milioni di euro.
Anno 1995: 29.732 milioni di euro.
Anno 1996: 30.944 milioni di euro.
Anno 1997: 28.614 milioni di euro.
Anno 1998: 31.575 milioni di euro.
Anno 1999: 32.514 milioni di euro.
Anno 2000: 34.731 milioni di euro.
Anno 2001: 35.787 milioni di euro.
Anno 2002: 37.734 milioni di euro.
Anno 2003: 39.736 milioni di euro.
Nei due anni di governo della Casa delle libertà la spesa per istruzione è
aumentata di 3.949 milioni di euro vale a dire dell'11%, circa il doppio
dell'aumento complessivo dell'inflazione.
Sia in termini relativi che assoluti la spesa per istruzione è dunque
aumentata in modo significativo rispetto all'ultimo anno di governo
dell'Ulivo.
Sono FALSE quindi le notizie che con il centrodestra sarebbero diminuite le
risorse per la scuola. Dai dati ministeriali risulta anzi che l'unico anno in
cui sono diminuite in Italia le risorse destinate alla scuola è il 1997 in
relazione alla prima Finanziaria del Governo Prodi.
-Andamento della spesa pubblica per la scuola rispetto al pil con i governi
di centro sinistra (dati Sistan):
1991: 4,51%;
1995: 3,98%;
1996: 3,94%;
1997: 3,64%;
1998: 3,55%;
1999: 3,49%;
2000: 3,54%.
La spesa per la scuola rivela un andamento decrescente durante gli anni di
governo dell'Ulivo, tranne in prossimità delle elezioni elettorali del 2001,
periodo in cui la spesa manifesta una pur modesta crescita. In rapporto al
pil la spesa per la scuola è invece aumentata con il governo di centro
destra.
2) RISORSE DESTINATE A FINANZIARE LA
ATTUAZIONE DELLA RIFORMA DEI CICLI SCOLASTICI NELLA FINANZIARIA 2004 (Dati
ufficiali Miur).
45.829.000 euro per finanziare la possibilità per i bambini di andare
all'asilo e a scuola con 2 mesi di anticipo;
35.000.000 euro per finanziare l'insegnamento della lingua inglese e della
informatica (4.000.000 euro), la formazione e l'aggiornamento degli
insegnanti. A queste risorse sarà aggiunta una quota significativa dei
26.400.000 euro destinati alla formazione del personale della PA; 90.000.000
euro per lo sviluppo delle tecnologie multimediali, la lotta alla dispersione
scolastica, il servizio nazionale di valutazione;
67.000.000 euro a favore dei comuni per i servizi per la scuola
dell'infanzia.
Una rilevante quota dei 50.000.000 euro del fondo di cui alla legge n.440/97
per finanziare i piani dell'offerta formativa delle scuole del primo ciclo.
Totale complessivo: 237.829.000 euro a cui vanno aggiunte altre decine di
milioni di euro da definire e da attingere a fondi dell'importo di 76.400.000
euro.
Fondi destinati alla riforma nel 2003:
12.731.000 euro con aumento per il 2004 pari a oltre 225.098.000 euro.
E' dunque FALSO che non vi siano fondi per la riforma o che essi siano stati
ridotti.
E' VERO invece che sono stati significativamente aumentati rispetto alla
Finanziaria 2003.
Nella prossima Finanziaria dovranno tuttavia essere reperite risorse idonee
per finanziare la riforma delle superiori e del cosiddetto doppio canale
(istruzione professionale), si dovranno inoltre trovare ulteriori risorse per
favorire l'aggiornamento e la formazione dei docenti. Sarebbe inoltre
importante la reintroduzione del rimborso delle spese di auto aggiornamento
dei docenti.
3) RISORSE PER L'EDILIZIA SCOLASTICA E
PER LA MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI SCOLASTICI (Dati ufficiali Miur).
-Disponibilità finanziarie da utilizzare per l'edilizia scolastica: 471.645.000
euro per l'anno 2004, con un aumento di 359.045.000 euro rispetto al 2003,
pari cioè al 319%. -Piano di finanziamenti per la messa in sicurezza degli
edifici scolastici per il 2004: 190.000.000 euro.
-Disponibilità finanziarie complessive per edilizia e sicurezza scolastica:
661.645.000 euro pari a quasi 1.300 miliardi di vecchie lire.
E' dunque FALSO che siano state tagliate le risorse per l'edilizia scolastica
o che non vi siano più i fondi per la messa in sicurezza degli edifici. E'
VERO invece che le risorse sono aumentate in modo significativo.
Nella prossima Finanziaria occorre tuttavia incrementare ulteriormente le
risorse per l'edilizia scolastica e la sicurezza delle scuole posto che è
questo da sempre uno dei settori più trascurati del comparto scuola.
4) POLITICHE PER I DISABILI (Dati
ufficiali Miur)
-Totale posti di sostegno:
Anno 2001: 74.000
Anno 2002: 77.700
Anno 2003: 79.800
L'aumento di posti sul sostegno rispetto al 2001 è stato pari a 5.800.
-Rapporto fra il numero degli insegnanti di sostegno e alunni disabili:
Anno 1998/99: 1,96;
Anno 1999/00: 2,11;
Anno 2000/01: 2,04;
Anno 2001/02: 2,06;
Anno 2002/03: 1,96.
Il rapporto è dunque notevolmente migliorato con il Governo della Casa delle
libertà.
Durante il Governo dell'Ulivo vi era stata invece una contrazione del
rapporto insegnanti di sostegno/disabili.
-Rapporto effettivo posti sul sostegno/totale degli alunni:
Anno 2001: 1/102,81
Anno 2002: 1/98,07
Anno 2003: 1/96,13
Il rapporto per legge è di 1/138.
Il rapporto posti sul sostegno per totale degli alunni rispetto al 2001 è
dunque sensibilmente migliorato raggiungendo standard di qualità ben
superiori a quelli previsti dalla legge.
E' dunque FALSO che si siano tagliati posti sul sostegno come è FALSO che le
condizioni scolastiche dei giovani disabili siano peggiorate: è vero il
contrario.
Il Governo della Casa delle libertà ha dedicato una maggiore attenzione al
problema della disabilità di quanto non abbia fatto in precedenza quello
dell'Ulivo. Sono state incrementate le risorse destinate a tale settore.
Più in generale i posti di sostegno in deroga alla legge 449/97, che ne fissa
il rapporto nella misura di un insegnante ogni 138 alunni, dopo una drastica
diminuzione avvenuta nell'anno 1999/2000 hanno registrato un forte aumento
nell'anno 2002/2003.
5) DATI SUL PERSONALE (Dati ufficiali
Miur)
-Nuove assunzioni: dal settembre 2001 a tutto il 2004 le assunzioni già fatte
o su cui vi è un impegno del Governo ammontano a 77.000 nuove unità.
-I posti di insegnante di lingua inglese sono aumentati nell'anno scolastico
2003/2004 di 800 unità.
-I posti di insegnante destinati a far fronte all'anticipo della scuola
primaria sono aumentati nell'anno scolastico 2003/2004 di 1472 unità.
-I posti di insegnante per la scuola dell'infanzia sono aumentati di 630
unità.
Occorre tuttavia un piano pluriennale che indichi quanti insegnanti verranno
assunti nei prossimi dieci anni e che proceda conseguentemente ad una
immissione costante di nuovi docenti.
-Complessivamente nel 2003 gli organici sono stati tagliati di circa 7.800
unità cifra da cui va peraltro detratto il complesso di nuovi posti creati
sul sostegno, sulla scuola dell'infanzia e sull'insegnamento della lingua
inglese e per far fronte all'anticipo.
A seguito di questa riduzione di organici sono state risparmiate risorse per
191 milioni di euro che verranno destinate integralmente, per effetto di un
emendamento alla Finanziaria 2002 proposto da AN, alla valorizzazione
professionale dei docenti.
E' anche sulla base di questo emendamento ed alla possibilità di reinvestire
integralmente le risorse risparmiate nella valorizzazione dei docenti che si
sono potuti raggiungere i livelli di aumento stipendiale realizzati nel 2003.
Il taglio effettuato nel 2003 appare comunque relativamente modesto, di gran
lunga inferiore a quello che si sarebbe avuto qualora si fosse applicata la
riforma Berlinguer che, prevedendo una contrazione del primo ciclo di un anno
(7anni di primarie anziché 8 di elementari e medie), avrebbe reso indispensabile
ridurre gli organici di circa 80.000 unità.
- L'Ulivo nella Commissione VII del Senato ha avanzato ufficialmente la
proposta (em.1.0.1 al ddl 2529/03) di assumere in ruolo soltanto il 70% di
coloro che vanno in pensione. Ciò finirebbe con il comportare in prospettiva
un significativo taglio agli organici.
-Le spese per il personale incidono sul totale della spesa complessiva per la
scuola nella misura del 95,4%.
6) AUMENTI STIPENDIALI
Nel 2003 l'incremento medio mensile per il totale degli insegnanti, pari a
oltre 800.000 persone, è stato di 147 euro. Si tratta di un aumento
certamente ancora insufficiente ai fini del necessario raggiungimento delle
medie europee e in termini netti complessivamente modesto, tuttavia occorre
essere consapevoli che è un aumento di quasi il 10%, il più alto di tutta la
pubblica amministrazione, uno dei più alti degli ultimi 15 anni in termini
assoluti, il più alto degli ultimi 20 anni se messo in relazione alla
crescita del pil ed anche alla crescita del cosiddetto pil nominale derivante
cioè dalla somma del pil e dell'inflazione programmata.
Occorre comunque proseguire anche in occasione dei prossimi rinnovi
contrattuali all'adeguamento alla media europea degli stipendi dei docenti.
7) TEMPO PIENO
Il decreto legislativo approvato dal Consiglio dei Ministri in data 23.1.2004
all'articolo 7 prevede la possibilità per le famiglie di mantenere la scelta
in favore del cosiddetto tempo pieno garantendo una offerta scolastica
complessiva di 40 ore settimanali.
All'interno del tempo cosiddetto "dopo mensa", affidato
ESCLUSIVAMENTE ai docenti per garantirne la funzione educativa, si potranno
svolgere pertanto attività di laboratorio oltreché sportive e di gioco. In
particolare, a scelta delle scuole, si potranno dedicare queste ore al
recupero di quegli studenti che abbiano manifestato ritardi e
all'approfondimento dei programmi per quegli alunni più precoci. Come precisa
la legge, si tratta in ogni caso di TEMPO SCUOLA.
E' dunque FALSO che gli alunni in queste dieci ore ulteriori verranno
assistiti dai bidelli.
Più in generale la opzione verso modalità educative più flessibili va nella
direzione di una valorizzazione delle individualità ed è in linea con le
tendenze più moderne ed efficaci adottate in numerosi Paesi occidentali. Le
medie europee di tempo scuola obbligatorio non superano inoltre le 27 ore.
Occorre poi non dimenticare che solo il 22% delle classi adotta attualmente
in Italia il tempo pieno. Già oggi il 78% degli studenti non segue il tempo
pieno.
Nella riforma il tempo pieno continua dunque ad essere garantito, a scelta
delle famiglie. I suoi contenuti potranno essere definiti da ciascun istituto
scolastico nella sua autonomia, tenendo presenti le esigenze dei genitori.
Sarà auspicabile peraltro che al pomeriggio non vengano riservate materie
particolarmente impegnative posto che è accertato il calo dell'attenzione del
bambino dopo una mattinata di lezioni; 7-8 ore al giorno di attenzione e di
studio impegnativo obbligatorie per tutta la classe, come vorrebbe una certa
sinistra, rischiano di essere troppo pesanti e controproducenti sotto il
profilo dei risultati.
Le ore di italiano e di matematica nelle secondarie di primo grado sono in
linea con gli standard europei e sono pur sempre superiori a quelle delle
vecchie medie non ancora unificate. In specie nelle medie preunificate vi
erano 4 ore di italiano e 3 di latino contro le 6 ore di italiano delle nuove
secondarie di primo grado riformate. Rispetto alle scuole medie in via di
superamento, se è pur vero che vi sono 50 minuti in meno alla settimana di
italiano, è anche vero che i programmi di italiano e di matematica sono stati
dalla riforma rinforzati nei contenuti. In particolare si torna ora ad
insistere, fra l'altro, sull'analisi logica e sui richiami alle radici latine
della lingua nazionale. Peraltro nelle ore facoltative gli alunni potranno
approfondire quelle materie in cui avranno più necessità di integrazione e
dunque avranno a disposizione ore aggiuntive di inglese, italiano,
matematica, ma eventualmente anche di altre materie. Come precisa inoltre
sempre l'articolo 7 del decreto legislativo, il tempo pieno è gratuito per
tutti. E' dunque FALSO che le famiglie debbano pagare la presenza a scuola
oltre le 27 ore settimanali dei propri figli. Rispetto al 2000, nel 2003 le
classi a tempo pieno non solo non sono diminuite, ma sono aumentate, per
esempio in Lombardia, regione ove maggiore è la richiesta di tempo pieno, di
oltre il 10%. In una relazione del direttore generale per la Lombardia dr.Mario
Dutto si legge anzi che con riferimento al tempo pieno "si è risposto
alle domande delle famiglie in misura superiore rispetto al passato".
Va poi ricordato che il decreto legislativo che attua la riforma del tempo
pieno ha ottenuto l'assenso dellAssociazione Nazionale Comuni d'Italia,
dell'Unione delle Province Italiane e di 12 Regioni su 20.
Questo significa riconoscere che non verranno scaricati costi aggiuntivi
sugli enti locali. Sono FALSE dunque le notizie che gli enti locali saranno
costretti a far pagare servizi aggiuntivi per garantire il tempo pieno.
Infine l'art.15 del decreto legislativo in cui si disciplina il nuovo tempo
pieno non solo conferma per l'anno scolastico 2004/2005 "il numero dei
posti attivato complessivamente a livello nazionale per l'anno scolastico
2003/2004 per le attività di tempo pieno e di tempo prolungato", ma
prevede altresì la possibilità per gli anni successivi di "ulteriori
incrementi di posti, per le stesse finalità".
8) LA MALAFEDE DELLA SINISTRA NELLA
POLEMICA SUL TEMPO PIENO
Da qualche mese a questa parte si è assistito ad una campagna di feroce
polemica nei confronti del Ministro Moratti accusata dalla sinistra di voler
cancellare il tempo pieno. E' curioso peraltro leggere ora alcuni documenti
che risalgono ai tempi del governo dell'Ulivo e che sembrano indicare come i
governi di sinistra si fossero posti il problema di un ripensamento del
modello di scuola a tempo pieno arrivando a soluzioni che venivano già allora
contestate dai sindacati utilizzando accuse e ragionamenti identici a quelli
che ora l'Ulivo impiega per screditare la riforma adottata dal centro destra.
In verità il modello scelto dalla sinistra appare ancora confuso, incoerente,
contraddittorio. Quello attuale adotta una scelta chiara. Interessanti, fra i
tanti documenti disponibili, due che appaiono emblematici. Sul giornale dei
Cobas, Indice del numero 8 sotto il titolo "La controriforma dei
cicli" si legge: "il 12 dicembre 2000 sarà ricordato come un giorno
infausto per la scuola italiana: la Camera dei deputati ha approvato una
risoluzione, primo firmatario Mussi, DS. La risoluzione impegna il Governo ad
...adottare il monte ore previsto dal programma per ciascun ordine di scuola:
fissato in 30 ore settimanali per 33 settimane per la scuola di base
(elementari e medie fuse insieme nel settennio della primaria)". Nel
regolamento sui Curricoli della scuola di base al comma 2, dell'art.2 si
legge poi che "in relazione a specifiche esigenze delle famiglie,
socio-culturali e didattiche il monte ore della quota annuale obbligatoria
riservata alle istituzioni scolastiche può essere incrementato sino a 330
ore" cioè a dire sino ad un massimo di 10 ore settimanali. I Cobas così
commentavano questa innovazione curricolare: "Quello che c'è, imperscrutabilmente,
è la cancellazione del Tempo Pieno e la sua sostituzione con un 'ampliamento
fino ad un massimo di 10 ore' che altro non potrà essere che un ritorno
all'ignobile dopo scuola per bambini poveri modello anni '50 e '60". I
Cobas concludevano che la nascita e lo sviluppo del Tempo Pieno, che il
Ministro De Mauro intendeva cancellare, ha costituito "l'elaborazione di
un modello pedagogico i cui fondamenti epistemologici e politici restano una
tappa fondamentale della pedagogia democratica e popolare". Filirossi,
rivista di sinistra, commentando nel marzo 2001 il processo di attuazione
della riforma Berlinguer, così si esprimeva: "Il tempo pieno non è più
nominato in alcun documento ministeriale. Una cosa che non viene nominata,
semplicemente non esiste più".
Egualmente interessante è leggere quanto affermava in una intervista al
Manifesto del 31 ottobre 2000 l'onorevole Alba Sasso, autorevole parlamentare
DS, esponente di punta della commissione Istruzione della Camera all'epoca
presidente del CIDI. Alla domanda: "Anche i sindacati come la CISL
contestano il ciclo di base unitario", l'on Sasso rispondeva:
"Abbassare di un anno la durata significa anche ridurre il tempo enorme
che i ragazzi passano nella scuola. L'idea è di andare a curricola verticali,
essenziali, di poche cose fatte bene che permettano di imparare. Non devi
dare tutto a scuola, devi dare i presupposti". A questo punto Repubblica
insisteva: " A questo proposito 30 ore settimanali paiono troppe se sono
tutte di lezione e poche se devono comprendere anche tutte le altre
attività".
Così precisava l'on.Sasso: le 30 ore settimanali previste dalla riforma
Berlinguer "non sono tutte di lezione: se vai verso la flessibilità e le
classi aperte, non sono tutte di lezione".
E' penoso dover rispondere alle accuse dell'Ulivo usando le stesse
argomentazioni che essi impiegarono tre anni fa per replicare a chi stava
sulla loro sinistra.
10) INGLESE E INFORMATICA
La riforma rende effettivo lo studio obbligatorio dell'inglese dalla prima
elementare. Allo studio del'inglese è dedicata un'ora in prima e due ore in
seconda elementare. In verità lo studio dell'inglese a partire dalle
elementari era previsto sin dal 1985, ma si era deciso di attuarlo solo a
partire dalla terza elementare e si era nei fatti avviato soltanto per un
numero limitato di scuole data la carenza degli organici. La VERA NOVITA' è
che per la prima volta vengono messe a disposione le risorse per
generalizzare sin dalla prima elementare l'insegnamento della lingua inglese
su tutto il territorio nazionale e in tutte le scuole sino alla quinta
elementare. Stando ai dati che provengono dalle varie Direzioni regionali
della pubblica istruzione si sarebbe già assicurata per l'anno 2003/2004 la
copertura dei posti nel 94% dei casi, per arrivare ad una cifra prossima al
100% con l'anno 2004/2005. Al di là delle belle parole e delle tante
promesse, l'Ulivo non aveva mai realizzato una generalizzazione ed una
estensione dell'insegnamento dell'inglese.
Per l'insegnamento dell'informatica nelle prime classi della scuola
elementare sono stati attivati nel 2003 corsi di specializzazione per ben
170.000 insegnanti.
In queste scuole sono fra l'altro presenti 52.000 computer, uno ogni 15
studenti.
A partire dal 2003 è stato concesso ai giovani con 16 anni di età un buono di
175 euro per l'acquisto del computer con connessione ad internet.
Con la legge Finanziaria 2004 si sono previste anche agevolazioni per
l'acquisto di computer da parte dei docenti delle scuole e delle università
italiane.
11) TETTO DI SPESA PER I LIBRI
SCOLASTICI
Per limitare le spese sostenute dalle famiglie il Ministero dell'Istruzione
ha fissato un prezzo massimo per il totale dei libri di testo acquistati
dagli alunni. Con decreto del luglio 2003 sono stati ripartiti 103 milioni di
euro alla regioni per fornire libri di testo gratuitamente alle famiglie meno
abbienti.
12) LA SCUOLA PRIVATA
In attuazione del principio previsto in costituzione all'art.29 che sancisce
la libertà educativa dei genitori si sono stanziati nella Finanziaria 2003 30
milioni di euro e altri 50 milioni di euro nella Finanziaria 2004 da
destinarsi a quelle famiglie che abbiano scelto di iscrivere i propri figli
ad una scuola privata come contributo per il pagamento della retta. A partire
dall'anno 2004 si è stabilito che abbiano diritto solo le famiglie che non
superino certi limiti di reddito. Il finanziamento non è dunque alla scuola,
come in passato aveva disposto l'Ulivo, ma direttamente alla famiglia che
potrà dunque scegliere la scuola.
Occorre peraltro aggiungere che vi sono alcune scuole private, in particolare
elementari, di grandi tradizioni che rischiano di chiudere per un costo di
esercizio sempre meno sostenibile. Ciò è senz'altro negativo posto che si
rischia di perdere una ricchezza del nostro complessivo sistema educativo.
13) INIZIO REGOLARE DELLE LEZIONI
A partire dall'anno scolastico 2001/2002 e per la prima volta da decenni
l'anno scolastico è partito regolarmente in tutta Italia: gli incarichi di
supplenza sono stati infatti assegnati prima della riapertura degli istituti.
Le attività necessarie ad un regolare avvio delle lezioni sono state
completate tutte entro la data del 31 agosto. Con il Governo della Casa delle
libertà tutti gli insegnanti erano in classe fin dal primo giorno di scuola:
si è trattato di una novità assoluta mai realizzatasi da qualche decennio.
14) LA MALAGESTIONE DELL'ULIVO
Oltre a varare una riforma i cui gravi difetti si sono sopra evidenziati, con
i governi dell'Ulivo venne adottata una serie di provvedimenti, espressione
di una "malagestione" della scuola, che comportarono gravi
conseguenze, i cui effetti nefasti si sono ripercossi sino ad oggi e si
produrranno anche nel futuro. La legge 124/99 previde infatti l'indizione di
una sessione riservata di esami per il conseguimento dell'abilitazione,
preceduti dalla frequenza di un corso. Vennero così indette tre sessioni
riservate di abilitazione. Con la legge 306/2000 si aprirono ulteriormente i
termini consentendo la partecipazione alle sessioni riservate di abilitazione
all'insegnamento anche a coloro che avessero maturato i requisiti di servizio
entro il 27 aprile 2000. La legge 124 aveva previsto la partecipazione ai
corsi di soli 25.000 aspiranti, stanziando per sostenere le spese concorsuali
36 miliardi e 630 milioni di lire. La legge 306 prevedeva altri 21.000
partecipanti, stanziando ulteriori 38 miliardi di lire. Ai corsi finirono
invece con il partecipare ben 427.140 docenti (dieci volte quanto si era
programmato) che vennero abilitati nella quasi totalità.
-Il Governo dell'Ulivo sbagliò clamorosamente non prevedendo meccanismi
idonei a selezionare adeguatamente i futuri docenti che risultarono in misura
dieci volte superiore a quanto programmato, venne creata così una
abilitazione di massa che ha incluso chiunque, meritevoli e incapaci,
preparati ed ignoranti e che ha creato aspettative impossibili da assorbire
in tempi ragionevoli .
-La macroscopica sottostima degli aspiranti determinò inoltre una maggiore
spesa non prevista, né coperta pari a 53,4 milioni di euro che non vennero
mai stanziati con il risultato fra l'altro di non pagare neppure i commissari
d'esame.
Il Governo della Casa delle libertà ha dovuto dunque reperire con la legge
285 del 23 ottobre 2003 ben 53,4 milioni di euro per il pagamento delle spese
concorsuali disposte nella passata legislatura. A questa cifra sono fra
l'altro da aggiungere gli oneri per le liti giudiziarie ancora in corso,
oneri al momento non determinabili.
Fra l'altro nel 2002 la maggioranza di centro-destra decise con un emendamento
presentato in Senato di saldare circa 750 miliardi di vecchie lire di debiti
accumulati dallo Stato nei confronti delle Università italiane a partire dal
1995 per il pagamento degli adeguamenti stipendiali del personale.
Sempre la legge 124/99 previde il trasferimento nei ruoli dello Stato del
personale ATA (personale amministrativo e ausiliario, bidelli etc.) sino ad
allora dipendente degli Enti locali. Il trasferimento, come è indicato nella
legge, era previsto senza oneri per lo Stato, cioè a costo zero e dunque
senza copertura finanziaria. Qualcuno fra l'altro avanzò il sospetto che
questo trasferimento fosse stato fatto per consentire ad un personale
fortemente sindacalizzato di votare nelle RSU: esso non appariva infatti
giustificato da reali esigenze, posto che abbiamo il più alto numero di
bidelli in relazione alla popolazione studentesca fra i Paesi europei (v.Il
Rifromista, 9/3/2004), e era in contrasto con la quasi contestuale riforma
del titolo V della Costituzione che avviava il federalismo scolastico.
Si previde inoltre il trasferimento dei contratti di pulizia dello scuole
sempre senza oneri per lo Stato.
Sennonché nella rideterminazione degli organici si previdero 114.113 unità
contro le 70.426 unità che sino ad allora erano state considerate sufficienti
dagli enti locali e dallo stesso Governo. Ciò comportò la necessità di
assumere subito altri 30.000 dipendenti con un aumento del personale pari a
quasi il 42% e un incremento degli organici del 62% e soprattutto una spesa
aggiuntiva non prevista e non coperta di ben 579 milioni di euro, che vennero
stanziati a partire dal 2001, proprio in coincidenza con le elezioni.
Relativamente al subentro dello Stato nelle spese di pulizia delle scuole,
ancora una volta il Governo dell'Ulivo sbagliò le previsioni: anziché essere
a costo zero l'assunzione di questi nuovi oneri, prima svolti dagli enti
locali, comportò una spesa aggiuntiva di ben 543 milioni di euro (oltre mille
miliardi di vecchie lire) dei quali ben 460,88 milioni di euro vennero coperti
con la legge 268 del 2002 e dunque ancora una volta dal Governo della Casa
delle libertà. Il resto dovrà essere coperto nei prossimi anni.
E' questa fra l'altro una delle testimonianze emblematiche che hanno
contribuito a creare il famoso "buco" di 30.000 miliardi di lire
lasciato in eredità dai governi dell'Ulivo.
Ma uno dei provvedimenti più demagogici e dannosi per una sana politica di
sviluppo della scuola italiana, i cui riflessi si manifestano ancora oggi, è
quello previsto dall'art. 78 della legge 388 del 2000. In questo
provvedimento legislativo venne infatti disposta la assunzione nella scuola,
mediante Convenzione valida sino al 30 giugno 2006, dei cosiddetti lavoratori
socialmente utili, messi integralmente a carico del bilancio del Ministero
dell'Istruzione. Si tratta di personale senza adeguata qualificazione,
talvolta con caratteristiche non idonee allo svolgimento di un lavoro così
delicato come quello che comporta un contatto quotidiano con i bambini.
Stante poi la contemporanea, massiccia assunzione di personale Ata e in
particolare di bidelli, nella misura di un terzo in più rispetto a quando il
servizio veniva garantito dagli enti locali, il ricorso ai lavoratori
socialmente utili non appariva poi giustificato da reali esigenze. Si trattava
piuttosto dell'ennesima spesa clientelare fatta in vista delle elezioni, che
ha tuttavia comportato per il 2004 un onere finanziario di ben 375 milioni di
euro e un investimento per sei anni di circa 2 miliardi di euro. Se questa
cifra fosse stata stanziata in favore dell'edilizia scolastica o della messa
in sicurezza delle scuole, ripartendola su 15 anni per un ammontare annuale
di circa 130 milioni di euro, grazie al meccanismo dei mutui, sarebbero state
immediatamente spendibili risorse per le scuole italiane pari a circa 1225
milioni di euro (circa 2500 miliardi di vecchie lire, un sesto dell'ultima
Finanziaria), quasi tre volte in più di quanto effettivamente disponibile per
il 2004.
13) CONFRONTI INTERNAZIONALI E
STATISTICHE (Dati Ocse; rielaborazioni Treelle)
-Dimensione media delle classi:
Italia: 18,4 alunni per classe alle primarie; media Ocse: 22 alunni per
classe;
Italia: 21,1 alunni per classe alla secondaria di primo grado;
media Ocse: 23,8 alunni per classe.
-Numero alunni per insegnante alle elementari:
Italia: 10,9 alunni ogni insegnante;
media Ocse: 17 alunni ogni insegnante.
-Monte ore complessivo di insegnamenti nel primo ciclo:
Italia: 8058 ore annuali;
media Ocse: 6896 ore annuali.
Le ore di lezione previste in Italia per il primo ciclo sono le più numerose
di tutti i Paesi Ocse.
-Il numero di studenti della scuola elementare è diminuito dal 1960 al 1995
del 37%, il numero di insegnanti è cresciuto del 40%.
-Rendimento degli studenti italiani al termine del primo ciclo:
capacità di lettura: 20° posto su 31;
cultura matematica: 26° posto su 31;
cultura scientifica: 23° posto su 31.
Come dimostrano i confronti internazionali il rendimento scolastico non è
direttamente proporzionale al numero di ore di lezione, in molti casi è piuttosto
vero il contrario.
Il rendimento degli studenti italiani è sensibilmente peggiorato rispetto a
trent'anni fa.
Italia: 748 ore alle elementari;
Media Ocse: 812;
Italia: 612 ore alle medie;
Media Ocse: 696.
Il numero di ore di lezione per ciascun insegnante è fra i più bassi di tutti
i Paesi Ocse.
-Parallelamente lo stipendio lordo, dopo 15 anni di servizio, di un
insegnante elementare era, prima dell'aumento contrattuale del 2003, il più
basso di tutti i Paesi Ocse, quello di un insegnante delle medie il
terz'ultimo dopo Svezia e Grecia.
Dopo l'aumento del 2003 si sono guadagnate alcune posizioni, pur rimanendo i
livelli retributivi ancora ben al di sotto della media Ocse.
-Spese per l'istruzione:
la spesa annua per studente nella scuola elementare è in Italia la quarta tra
i Paesi Ocse dopo Danimarca, Austria, USA;
la spesa annua per studente nella scuola media è in Italia la seconda dopo
l'Austria.
La spesa per il personale è in Italia al 2003 (dati Ministero
dell'Istruzione) di 37 miliardi 880 miloni di euro pari cioè al 95,4% della
spesa totale, contro una media Ue pari al 75% della spesa totale.
La spesa in conto capitale (spesa per edilizia scolastica, laboratori,
attrezzature) è invece in Italia la metà di quella di Francia e Germania e due
terzi di quella Ue.
Complessivamente l'Italia spende (dati Treelle) 8 mila e 800 miliardi di
vecchie lire in più per l'istruzione della media europea. Gli scarsi
risultati raggiunti dagli studenti italiani contrastano tuttavia con il più
elevato costo del sistema scolastico: uno studente italiano costa dall'inizio
della scuola elementare fino all'età di 15 anni 60.800 dollari contro una
media Ocse di 43.500 dollari. Paesi pur tra loro diversissimi come l'Irlanda
e la Corea del Sud rispettivamente al 5° e 6° posto tra i Paesi Ocse per
rendimento degli studenti nella lingua madre spendono per studente la metà
dell'Italia che si colloca invece in fondo alla classifica.
Al riguardo lo studio di Treelle conclude con questa riflessione: "Tali
risultati sembrano dimostrare che per molti Paesi europei un aumento della
spesa per istruzione, oltre una certa soglia, non si traduce necessariamente
in un miglioramento dei risultati degli studenti" e citando il rapporto
Excellence in school presentato al Parlamento del Regno Unito dal Ministro
laburista per l'educazione nel 1997, aggiunge: "per fare una buona
scuola ci vuole un capo di istituto capace e con forte leadership, personale
di staff motivato, famiglie coinvolte e interessate, studenti con alte
aspirazioni e soprattutto una buona qualità dell'insegnamento".
Se in Italia negli ultimi trent'anni la spesa per istruzione per studente è
sensibilmente aumentata, ma sono vistosamente diminuite le prestazioni degli
studenti vuol dire che le risorse sono state impiegate male e che il sistema
nel suo complesso ha dimostrato di essere inefficiente e va pertanto
ripensato prendendo a modello i sistemi che danno i migliori risultati.
Questo è quanto abbiamo iniziato a fare.
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