|
|
Federalismo tricolore: il Sì del Senato Palazzo Madama approva il ddl del governo
sulla devoluzione nel rispetto dell’identità nazionale. La parola alla Camera Tratto dal Secolo d’Italia del 26.03.2004 – di Gloria Sabatini |
||
|
«Nasce la nuova
Italia», si legge sui cartelli esposti per un attimo tra i banchi di An.
«Ottimo il comportamento della Cdl», esulta il mistro Roberto Castelli. «Il
governo esce rafforzato», commenta a caldo Bobo Maroni, che apre una finestra
minuscola sullo stato di salute di Umberto Bossi. «Sta meglio, certo sarebbe
contento ». Con 156 sì, 110 no, e
un’astensione passa il ddl che ora andrà al vaglio dell’assemblea di
Montecitorio. L’opposizione - che fino alla ripresa dei lavori pomeridiani
aveva annunciato l’abbandono dell’Aula al momento del voto - è rimasta per
poter gridare «vergogna vergogna», per urlare contro l’attentato alla
Costituzione. Il testo, che introduce un articolo sulla difesa dell’interesse
nazionale, passa ora alla Camera, chiamata a esprimersi per la prima volta. Se dovesse approvarlo
senza modifiche, sarà conclusa la prima delle due letture richieste a ciascun
ramo del Parlamento. «Sono due mesi che
lavoriamo. Due lunghi mesi. É il più lungo dibattito che si ricordi...». La sinistra, dal
tandem Occhetto- Di Pietro a Fausto Bertinotti passando per Franco Monaco
della Margherita attraversando moderati e ultrà, scatena la bagarre agitando
gli spettri della divisione dell’Italia, del trasferimento della capitale a
Milano, della sudditanza alla Lega. «Non solo questa
maggioranza, ma tutta l’Italia è costretta a soggiacere al ricatto del
Carroccio», dice Gavino Angius, «è stato ignorato l’appello dei governatori
delle Regioni, anche di quelli del centrodestra. Questo governo si è
comportato come se la Costituzione repubblicana fosse sua proprietà
esclusiva». Gianfranco Fini non
aspetta che le bugie si sedimentino e che la valanga di accuse rotoli a
valle. Non è vero, come invece sostiene la sinistra, che la cosiddetta
devoluzione spacca il Paese. « È una clamorosa bugia». Da Milano il
vicepremier replica a più riprese: «Basta pensare che nella riforma che il
Senato sta approvando è reintrodotto il concetto di interesse nazionale, che
il centrosinistra aveva abolito nella scorsa legislatura. É soltanto un esempio,
ne potrei fare altri». Smontata anche la
balla del trasferimento della capitale a Milano. Soddisfatta la Cdl, anche se
la Margherita cerca di mettere in croce Marco Follini che, dicono i
rutelliani, avrebbe dovuto fare «da diga» contro le follie degli alleati («il
25 marzo, festa dell’Annunciazione, per l’Udc è piuttosto il giorno della
capitolazione»). Silvio Berlusconi, dall’estero, si congratula per
l’atteggiamento compatto del Centrodestra («non avevo dubbi»). «La notizia è che
oggi (ieri, ndr) il governo poteva cadere e invece tutto è andato meglio del
previsto con il voto al Senato sulle riforme da cui l’esecutivo esce
rafforzato». Parola di Maroni, che aggiunge: «Era un passaggio difficile e
complicato, e siamo soddisfatti per come si è concluso». La seduta si infiamma
con gli ultimi interventi, di Gavino Angius e Renato Schifani, con il
presidente della Camera costretto a intervenire più volte per riportare la
calma («Non è il clima da stadio quello che si addice a un voto come
questo»). Non si contano le
sparate ad alzo zero dei senatori dell’Ulivo, il linguaggio colorito è quello
delle corride. Mimmo Nania,
capogruppo di An, accusato dal distratto Roberto Manzione di non conoscere la
Costituzione, taglia corto: «Quello che sta facendo l’aula sarà sottoposto
alla decisione finale dei cittadini attraverso il referendum. I leghisti non
apprezzano in queste ore, così delicate per il senatùr, facili ironie sui
ricatti del Carrocio. «C’è un limite alla decenza, e il centrosinistra lo ha
superato con la bravura dei ciarlatani», dicono, «la Lega avrebbe voluto
norme più avanzate, ma questo rappresenta un primo importante avvio del
processo federalista. É chiaro che ci sarà bisogno di ulteriori passaggi per
il raggiungimento del federalismo». «La verità è che
l’opposizione si muove secondo slogan. Io la sfido a un dibattito nel merito
di queste riforme, perché è facile fare opposizione con gli slogan e il
terrorismo mediatico», dice il capogruppo azzurro, «l’unità l'hanno rotta
loro con la riforma del 2001. Nell’articolo 116 c’è un comma che prevede che
le Regioni possono attivare, con l’assenso del Parlamento a maggioranza
assoluta, procedure di autonomia speciale. Loro hanno rotto l’unità
nazionale, noi invece la salvaguarderemo». Anche sul metodo la
differenza è lampante. «Noi abbiamo sempre cercato il confronto. Addirittura,
nella Bicamerale, votammo D’Alema presidente. L’opposizione, invece, non ha
mai accettato il dialogo». |
|||
|
|
|||
|
|||