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Siamo sulla buona strada All’inaugurazione dell’anno accademico
dell’Università di Messina, Fini rivendica i 780mila nuovi occupati L’Italia ha affrontato al meglio la
stagnazione» |
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Presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di
Messina, Gianfranco Fini ha
passato in rassegna i principali temi dell’attualità politica a partire
proprio dalla necessità di ristrutturare gli atenei e incentivare la ricerca.
«Il nostro governo è perfettamente consapevole della permanenza di un
malessere profondo nei settori della ricerca e dell’università - ha detto il vicepremier - è
necessario un adeguamento sia nella formazione che per le risorse finanziarie
perché investire in ricerca e nelle università significa investire sullo
sviluppo dell’ Italia».
Fini ha ricordato che «il peggioramento nella concessione dei fondi è
avvenuto dal 1993 quando c’è stata una significativa contrazione che ci ha
portato al penultimo posto in Europa». Proprio per questo nell’ultima
Finanziaria c’è stata un significativo cambio di tendenza, «ci sono stati
aumenti per oltre 440 milioni di euro, che rappresentano il più alto
incremento negli ultimi anni. Certo — ha
aggiunto — non tutto è stato risolto ma è stato compiuto un piccolo, ma
indispensabile passo avanti. É chiaro che dobbiamo fare di più: occorre una
seria politica di riforme».
Un argomento particolarmente caro al governo e alla destra. Fini ha
tenuto a sottolineare l’importanza e la qualità della riforma della scuola,
giudicata ottima dalla Commissione europea. Un motivo di orgoglio per il
nostro paese che la stampa non ha evidenziato come meritava.
Fini si è detto «sconcertato da alcune prese di posizione giunte da
ambienti scientifici contro il disegno di riforma Moratti che invece
garantisce delle selezioni adeguate con un ritorno alla valutazione su scala
nazionale».
Secondo il vicepresidente del Consiglio «occorre puntare sulla qualità
e per questo ci vuole un confronto serrato con le università».
Un capitolo a parte è stato dedicato alla situazione economica che,
malgrado la stagnazione internazionale, è riuscita a mantenersi stabile rispetto
ad altri partner europei.
«Nell’ultimo anno in Italia c’è stato un incremento di 780 mila nuovi
occupati, e questo aumento è concentrato soprattutto nel Sud del Paese».
Adoperando «i numeri dell’Istat», ribadisce che «sull’occupazione il
governo ha avviato la strada giusta. È chiaro che nessuno ha la bacchetta
magica e che occorrono un po’ di tempo a disposizione e una congiuntura
internazionale migliore.
Perché negare che dopo l’11 settembre sia cambiato tutto il mondo per
quel che riguarda l’assetto economico significa negare l’evidenza». Davanti
agli studenti il vicepresidente del Consiglio ricorda che il nostro Paese ha
attraversato una fase di stagnazione come non accadeva dagli ultimi 20 anni.
«Malgrado ciò, l’Italia è riuscita a rimanere a galla. Basti pensare
che Francia e Germania, che prima del 2001 avevano una situazione di gran
unga migliore di quella italiana, sono stati censurati dalla Commissione
europea perché hanno superato il tetto del 3% debito-pil, che è un parametro
invalicabile».
L’Italia ha avuto un atteggiamento virtuoso, si è comportata meglio e
con maggiore senso di responsabilità. In merito al crac della Parmalat che
sta gettando nel panico molte famiglie italiane, Fini ha assicurato che il
governo tutelerà i risparmiatori: «Abbiamo chiesto, e ne stiamo valutando la
fattibilità, di anticipare, attraverso un decreto, alcune norme che il
ministro Tremonti già prevede nel disegno di legge di riordino di tutto
l’assetto istituzionale preposto alla tutela del risparmio».
Il vice premier, però, non ha voluto anticipare i contenuti
dell’iniziativa spiegando che «bisogna avere un po’ di pazienza».
Quanto ai rapporti con i sindacati, Fini ha confermato la linea
programmatica di An: «Non ho nostalgia per la concertazione, che molte volte
ha significato diritto di veto delle parti sociali nei confronti dell’esecutivo,
ma occorre il dialogo. Il dialogo è confronto. Sono convinto che dalle parti
sociali, come già accaduto con il Patto per l’Italia, possono giungere
contributi qualificanti per l’azione del governo».
La situazione economico-sociale, insomma, è in cima all’agenda di
Palazzo Chigi. Tra le altre priorità Fini indica il problema del prelievo
fiscale, che in Italia è troppo elevato, quello del rilancio dell’economia
reale e quindi dello sviluppo.
«C’è in questo momento — ha
aggiunto — la sofferenza dei lavoratori monoreddito, dei lavoratori
dipendenti. Ci sono statistiche plurime che indicano come questa fascia
sociale soffra».
Le soluzioni, anche se complesse e articolate, non mancano. «Occorre
muovere in modo sinergico alcune leve, tra cui certamente anche l'impegno per
la riduzione del carico fiscale. Sono comunque convinto che nell’analisi del
presidente del Consiglio ci saranno altri aspetti».
Infine ha dedicato un passaggio all’emergenza immigrazione. «I flussi
degli immigrati sono una risorsa per l’Italia e l’Europa – ha detto – stiamo vivendo un momento
cruciale per l’Unione europea. Una fase di costruzione e di sfida che
l’Italia sta vivendo con grande serietà”. |
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