[HOME]

 

 

Siamo sulla buona strada

All’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina,

Fini rivendica i 780mila nuovi occupati
«Puntiamo sull’investimento e la ricerca.

L’Italia ha affrontato al meglio la stagnazione»
Tratto dal Secolo d'Italia del 26.01.2004

 

   Roma - Dalla fuga dei cervelli alla riforma della scuola, dall’occupazione all’Europa, dalla stabilità del governo alla verifica.

 

   Presente all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università di Messina, Gianfranco Fini ha passato in rassegna i principali temi dell’attualità politica a partire proprio dalla necessità di ristrutturare gli atenei e incentivare la ricerca.

 

   «Il nostro governo è perfettamente consapevole della permanenza di un malessere profondo nei settori della ricerca e dell’università - ha detto il vicepremier - è necessario un adeguamento sia nella formazione che per le risorse finanziarie perché investire in ricerca e nelle università significa investire sullo sviluppo dell’ Italia».

 

   Fini ha ricordato che «il peggioramento nella concessione dei fondi è avvenuto dal 1993 quando c’è stata una significativa contrazione che ci ha portato al penultimo posto in Europa». Proprio per questo nell’ultima Finanziaria c’è stata un significativo cambio di tendenza, «ci sono stati aumenti per oltre 440 milioni di euro, che rappresentano il più alto incremento negli ultimi anni. Certo — ha aggiunto — non tutto è stato risolto ma è stato compiuto un piccolo, ma indispensabile passo avanti. É chiaro che dobbiamo fare di più: occorre una seria politica di riforme».

 

   Un argomento particolarmente caro al governo e alla destra. Fini ha tenuto a sottolineare l’importanza e la qualità della riforma della scuola, giudicata ottima dalla Commissione europea. Un motivo di orgoglio per il nostro paese che la stampa non ha evidenziato come meritava.

 

   Fini si è detto «sconcertato da alcune prese di posizione giunte da ambienti scientifici contro il disegno di riforma Moratti che invece garantisce delle selezioni adeguate con un ritorno alla valutazione su scala nazionale».

   Secondo il vicepresidente del Consiglio «occorre puntare sulla qualità e per questo ci vuole un confronto serrato con le università».

 

   Un capitolo a parte è stato dedicato alla situazione economica che, malgrado la stagnazione internazionale, è riuscita a mantenersi stabile rispetto ad altri partner europei.

   «Nell’ultimo anno in Italia c’è stato un incremento di 780 mila nuovi occupati, e questo aumento è concentrato soprattutto nel Sud del Paese».

   Adoperando «i numeri dell’Istat», ribadisce che «sull’occupazione il governo ha avviato la strada giusta. È chiaro che nessuno ha la bacchetta magica e che occorrono un po’ di tempo a disposizione e una congiuntura internazionale migliore.

 

   Perché negare che dopo l’11 settembre sia cambiato tutto il mondo per quel che riguarda l’assetto economico significa negare l’evidenza». Davanti agli studenti il vicepresidente del Consiglio ricorda che il nostro Paese ha attraversato una fase di stagnazione come non accadeva dagli ultimi 20 anni.

   «Malgrado ciò, l’Italia è riuscita a rimanere a galla. Basti pensare che Francia e Germania, che prima del 2001 avevano una situazione di gran unga migliore di quella italiana, sono stati censurati dalla Commissione europea perché hanno superato il tetto del 3% debito-pil, che è un parametro invalicabile».

 

   L’Italia ha avuto un atteggiamento virtuoso, si è comportata meglio e con maggiore senso di responsabilità. In merito al crac della Parmalat che sta gettando nel panico molte famiglie italiane, Fini ha assicurato che il governo tutelerà i risparmiatori: «Abbiamo chiesto, e ne stiamo valutando la fattibilità, di anticipare, attraverso un decreto, alcune norme che il ministro Tremonti già prevede nel disegno di legge di riordino di tutto l’assetto istituzionale preposto alla tutela del risparmio».

 

   Il vice premier, però, non ha voluto anticipare i contenuti dell’iniziativa spiegando che «bisogna avere un po’ di pazienza».

   Quanto ai rapporti con i sindacati, Fini ha confermato la linea programmatica di An: «Non ho nostalgia per la concertazione, che molte volte ha significato diritto di veto delle parti sociali nei confronti dell’esecutivo, ma occorre il dialogo. Il dialogo è confronto. Sono convinto che dalle parti sociali, come già accaduto con il Patto per l’Italia, possono giungere contributi qualificanti per l’azione del governo».

 

   La situazione economico-sociale, insomma, è in cima all’agenda di Palazzo Chigi. Tra le altre priorità Fini indica il problema del prelievo fiscale, che in Italia è troppo elevato, quello del rilancio dell’economia reale e quindi dello sviluppo.

   «C’è in questo momento — ha aggiunto — la sofferenza dei lavoratori monoreddito, dei lavoratori dipendenti. Ci sono statistiche plurime che indicano come questa fascia sociale soffra».

   Le soluzioni, anche se complesse e articolate, non mancano. «Occorre muovere in modo sinergico alcune leve, tra cui certamente anche l'impegno per la riduzione del carico fiscale. Sono comunque convinto che nell’analisi del presidente del Consiglio ci saranno altri aspetti».

 

   Infine ha dedicato un passaggio all’emergenza immigrazione. «I flussi degli immigrati sono una risorsa per l’Italia e l’Europa – ha detto – stiamo vivendo un momento cruciale per l’Unione europea. Una fase di costruzione e di sfida che l’Italia sta vivendo con grande serietà”.

 

[HOME]