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Anedda: "AN non puntava alle poltrone.

Oggi la verifica premia le nostre proposte"

Il confronto nella Cdl è ormai in dirittura di arrivo.

Il bilancio del capogruppo alla Camera
Tratto dal “Secolo d’Italia” del 18.02.2004 – di Luca Maurelli

 

   Roma. Tredici cartelle fitte fitte, scritte al computer, corpo dodici, righe larghe, dettaglio non casuale, un formato ideale per chi per giorni ha cercato spazi bianchi per inserire appunti, noticine, pro-memoria, ghirigori e cancellazioni.

 

   E la ragnatela di idee e richieste si è ricomposta ieri mattina, la bozza è pronta e circola ormai liberamente nelle stanze dei palazzi romani: mancano solo le firme di tutti i leader della Cdl, in nottata arriveranno anche quelle, prima della presentazione ufficiale del documento prevista per oggi.

 

   Un “bignami” di impegni e progetti futuri per rilanciare l’azione del governo: ecco cos’è la “verifica”, quella strana espressione che Berlusconi non ama ma che An ha pronunciato fino alla noia, portando finalmente a casa l’obiettivo prioritario: garantire collegialità alle decisioni del governo.

 

   «Visto? Non si è mossa una poltrona, alla faccia di chi paragonava la nostra verifica ai vecchi riti della prima repubblica...», commenta Gian Franco Anedda, capogruppo di An alla Camera.

 

   Niente poltrone, ma buoni risultati, quelli incassati in Via della Scrofa. Nel documento programmatico con il quale la Cdl intende rilanciare l’azione dell’esecutivo, trovano ampio spazio le istanze principali di An, quelle finalizzate a garantire un nuovo impulso economico al paese con una precisa assunzione di responsabilità da parte del vicepremier Fini.

 

   Che da oggi avrà a disposizione un Consiglio di gabinetto per coordinare le scelte strategiche del governo in materia di economia, affiancato da un Dipartimento di palazzo Chigi rafforzato negli uomini e nei mezzi, con in più la possibilità per il leader di An di presiedere il Cipe per conferire un carattere collegiale anche alla ripartizione dei fondi.


   Presidente Anedda, alla luce del documento prodotto dalla Cdl, considera giusta la scelta di tenere aperto un fronte così duraturo di “verifica” nel governo?

   Il risultato è molto positivo, ma non solo per An, sia chiaro. Qui c’era in gioco l’azione di tutto il governo e la necessità di rilanciare sul piano programmatico con nuove idee. Credo che adesso tutti gli alleati possano tranquillamente affermare che le questioni da noi proposte erano fondate, anche perché nel documento vengono trattati anche temi sollevati, negli ultimi tempi, direttamente dal premier Berlusconi.

 

   Evitare il valzer delle poltrone era diventata una questione di principio, per An, o risponde alla logica che ha mosso l’intera fase della verifica?

   No, semplicemente An non ha mai fatto richieste di ministeri o incarichi particolari. Tutte le voci su poltrone o cose varie erano frutto di speculazioni politiche o di montature giornalistiche. I fatti lo dimostrano: il governo oggi esce rafforzato dalla verifica senza aver mosso neanche una pedina.

   Non è che il Consiglio di gabinetto economico rischia di arenarsi subito, come accadde qualche mese fa per colpa della Lega?

   Credo che il rischio non esista perché allora An aveva posto questioni che non erano considerate “mature” dagli alleati. Oggi, dopo un confronto approfondito, i nostri alleati hanno dichiarato, e c’è scritto nel documento, che i presupposti per un’azione più collegiale e incisiva del governo su alcuni aspetti economici e sociali del paese esistono tutti.

 

   C’è da fidarsi di un accordo del genere sottoscritto dalla Lega o dobbiamo aspettarci, comunque, nuove fibrillazioni da parte di Bossi?

   Mah, l’interesse di tutti è quello di fare le cose per bene. Non esistono spauracchi, nella coalizione, una volta che tutti concordano sugli obiettivi. Da parte nostra, in ogni rapporto con la Lega, l’unico punto sul quale non siamo disponibili a trattare è quello dell’interesse supremo della nazione. Su tutto il resto si può sempre discutere.

 

   La gestione del Cipe, da parte di Fini, può essere considerata una vittoria nei confronti dello strapotere di Tremonti?

   No, qui non sono mai esistite questioni personali. Noi abbiamo sempre plaudito alla finanza creativa di Tremonti, che ha consentito all’Italia di tenersi a galla, meglio di altri paesi europei, in una fase di grossa crisi internazionale. Ora però bisogna passare al rilancio dell’economia, del sistema Italia, anche attraverso una migliore e più condivisa gestione delle risorse. In questo senso, il Cipe può essere la sede ideale.

   Berlusconi oggi ha promesso la riduzione della tasse: c’è il rischio di un eccesso di ottimismo?

   No, la diminuzione della pressione fiscale sta nel programma della Cdl, fa bene il premier a ricordarlo. Però non basta intervenire sulle tasse: l’economia ha bisogno anche di altre spinte da parte del governo. Del resto Fini, nella sua relazione all’assemblea nazionale di An, aveva indicato a chiare lettere le priorità di An, che investono soprattutto la socialità, le famiglie, la tutela delle fasce più deboli, dei lavoratori, della famiglie meridionali.
Da qui vogliamo ripartire.

 

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