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«Restituire la memoria, un dovere di tutti»

La Giornata di Fini: onori alle vittime delle foibe, applausi.

Spazio anche alla politica: Destro e Casarin da confermare

Tratto da Il Gazzettino di Padova del 11.02.2004 – di Mauro Giacon

 

    «In ogni guerra vi sono innumerevoli pagine di dolore. Ma non c'è dolore paragonabile a quello di una comunità costretta ad abbandonare la terra dei padri, la patria, con in più l'incapacità del popolo italiano di capire le ragioni profonde di questo dolore».

 

    Sono parole contrite, per un silenzio troppo a lungo mantenuto, quelle con cui il vicepremier Gianfranco Fini ieri sul palco allestito davanti a palazzo Moroni ha ricordato le vittime conseguenti al trattato di Pace del 10 febbraio del 1947 quando l'Italia cedette alla Jugoslavia di Tito le province di Pola, Fiume e Zara e parte di quelle di Trieste e Gorizia.

 

   Lo ha fatto in una cerimonia voluta dal Comune, dalla Fondazione Giorgio Perlasca e dall'associazione degli esuli istriani e giuliano dalmati per celebrare la Giornata della Memoria ma in un modo nuovo: «Fare in modo che quelle terre diventino terre di un nuovo incontro e di ritrovata fratellanza, nel rispetto delle identità e delle culture». Una sottolineatura fatta propria dalministro per il Parlamento Giovanardiche subito dopo prendendo la parola ha detto: «Il prossimo anno questo incontro facciamolo a Zara, a Fiume, a casa degli esuli. Cadono i confini ed è giusto che quelle città continuino a respirare la cultura italiana».

 

   Sono le 10.09 quando Fini arriva in giacca - malgrado una brezza trapassante spiri sul Liston - e passa in rassegna il reparto Rfc regionale veneto dell'Esercito, la fanfara dei bersaglieri, i gonfaloni dell'Università, della Provincia e del Comune. Dall'altra parte troverà quelli del libero comune di Zara in esilio, dell'associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia dei Bersaglieri, dei reduci e rimpatriati d'Africa, retti da fierissimi nonnetti e di numerosi comuni della provincia, rappresentati dai loro sindaci che indossano il tricolore. Riceve applausi - c'è qualche bandiera di An - mentre sale sul palco dove lo attendono, fra le autorità, il prefetto Paolo Padoin e il presidente della Camera di Commercio Chiesa, l'onorevole Gustavo Selva, l'assessore regionale Raffaele Zanon (nella foto).

 

   La parola va a Luciana Amadio segretaria della Fondazione Perlasca che legge il messaggio di Ciampi. Poi il sindaco, Giustina Destro: «Oggi scopriremo una lapide commemorativa in via Oberdan in memoria delle vittime delle foibe. L'obiettivo è altissimo: ricomporre una dolorosa lacerazione della nostra storia nazionale, rendere giustizia a chi è stato vittima due volte, prima dell'odio e poi dell'oblio. Padova accolse allora quasi tremila esuli. Oggi la nostra città ribadisce quegli antichi legami».

 

   Anche il presidente della Provincia Vittorio Casarin sottolinea che «restituire memoria e onore alle innocenti vittime è un dovere per tutti». Poi tocca a Franco Perlasca, presidente della Fondazione intitolata al padre: «Si trattò di un Olocausto, una tragedia ignorata totalmente nel dopoguerra per motivi ideologici e politici. Mia madre di Portole D'Istria provò sulla sua pelle la perdita di tutto e di parenti e amici nelle foibe. Dobbiamo ricordarlo per le prossime generazioni».

 

   E Gianfranco Fini poi sottolineerà come oggi in Parlamento si voterà una legge per far istituire ufficialmente la Giornata della Memoria. Chiude il senatoreLucio Tothin rappresentanza della fondazione degli esuli che ribadisce: «Condanniamo l'ideologia nazista e comunista che hanno insanguinato il Novecento».

 

   Fini scende dal palco. Oltre le transenne c'è Romana De Carli, esule di Pola. Riesce a stringere la mano al vicepremier. «Questo è il mio giorno della Liberazione» dice. Alle 10.50 insieme a Missoni, Fini scopre la lapide di via Oberdan. Nella calca qualcuno gli consegna una bandiera dell'Istria. Fra i tanti un'altra esule,Roma Carbonetti. Fuggì da Pola nel '47. Ci lascia una leggenda istriana in versi. Si legge "Un giorno forse/si racconterà di un popolo/ che per vivere libero/andò a morir lontano".

 

   Fini si arresta davanti ai sindaci. Severino Vettorazzo, primo cittadino di Casalserugogli chiede di unificare in un'unica data i giorni della Memoria dalla Shoa a questo. «Ci penseremo» risponde Fini che poi visiterà attorniato da una calca indescrivibile di notabili e non, la mostra alle scuderie di palazzo Moroni su Istria Fiume e la Dalmazia e il nuovo museo del Risorgimento al Pedrocchi in forma privata, pranzando in sala Rossini. Prima facciamo in tempo a chiedergli se i nostri amministratori, Destro e Casarin meritano la riconferma. «Bisognerà pensarci dieci volte prima di un avvicendamento. Dal nostro punto di vista hanno ben operato e grantito con i fatti il voto degli elettori. Decideranno i dirigenti cittadini ma sono ottimista».

 

   La Giornata della Memoria si è conclusa con la messa alle 18 in un'affollata chiesa degli Eremitani, celebrata da don Vitale Bommarco che ha ricordato la figura di padre Flaminio Rocchi (cui Fini ha dedicato questa Giornata) che ha speso la sua vita ad aiutare gli esuli. Erano presenti il sindaco Destro, gli assessori Castellani, Perlasca e il vicepresidente della Provincia, Verza.

 

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