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I dati ci dicono che ha lavorato bene |
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Sul fronte della disoccupazione, le ultime rilevazioni ci dicono che
siamo ai minimi dal 1992, con un calo all’8,5% della percentuale dei senza
lavoro. Secondo l’Istat, a novembre, i salari hanno battuto i prezzi, con un
aumento delle retribuzioni del 3,1 a fronte di un aumento del carovita del 2,5%.
L’Istituto di Statistica ci dice che siamo di fronte ad un generale
raffreddamento dei prezzi e ad un’inflazione in calo. L’effetto euro (vero,
presunto o «percepito») ha comunque perso la sua spinta propulsiva e i prezzi
sembrano destinati a rientrare nell’alveo della normalità.
È dunque un’Italia tutt’altro che sull’orlo del baratro, come ogni
giorno ci prefigura il Centrosinistra (nell’ultima intervista a «la
Repubblica» Walter Veltroni arriva a dichiarare: «… stiamo vivendo il periodo
peggiore dal ’92, l’anno delle stragi, della recessione, della svalutazione e
di Tangentopoli »), un Centrosinistra che, di fronte all’evidenza dei numeri,
arriva perfino a considerare le rilevazioni come il frutto di una orwelliana
manipolazione di massa, in grado di falsare la realtà. Così il Centrosinistra
fa male non solo all’immagine del Paese, ma anche a se stesso, nella misura
in cui rende palese la propria incapacità a dare corpo ed anima ad un serio
confronto bipolare e quindi ad una credibile opposizione riformista.
Tanto più il Centrosinistra alza il livello dello scontro, magari
immaginandosi impossibili «spallate », tanto più esso dimostra di non essere
in grado di fare l’opposizione e quindi di non essere neppure pronto a
governare.
Vista l’assenza di una vera opposizione, tocca dunque all’attuale
maggioranza — non sembri un paradosso — sviluppare anche un’azione
«riequilibratrice» rispetto a possibili situazioni di «criticità»,
individuando, nel contempo, ulteriori obiettivi su cui puntare, proprio a
partire dai buoni risultati ottenuti.
Gli ultimi dati ci dicono che si è realizzato un miglioramento del
fabbisogno pubblico, un innalzamento dell’occupazione, una tenuta del
rapporto salari-inflazione? Ciò vuole dire allora che c’è spazio per
«dinamicizzare» il Sistema-Paese, partendo da alcune esigenze reali che bene
si coniugano proprio con il dato dei conti pubblici, con la diminuzione della
disoccupazione, con la lotta all’inflazione, vista però anche in rapporto al
miglioramento del potere di acquisto da parte dei cittadini.
Un primo dato è quello della ricerca e delle infrastrutture. Siamo, su
entrambi i versanti, in ritardo, a causa di decenni di immobilismo.
Un’accelerazione della ricerca, quindi dell’incremento delle risorse ad essa
destinate, ma anche una razionalizzazione del rapporto pubblico-privato, è un
elemento essenziale per sostenere lo sviluppo della nostra economia. I soldi
ci sono? Spendiamoli!
Secondo elemento quello della tassazione. Favorire l’occupazione e
quindi l’accesso a fonti di reddito stabili non basta se poi i salari vengono
erosi da un sistema fiscale a dir poco feroce. Se ne parla da anni. La
maggioranza di Centrodestra ha preso, su questo versante, chiari impegni con
gli elettori, individuando proprio nell’abbattimento delle aliquote un
elemento essenziale per il rilancio dei consumi e per l’innalzamento del
tenore di vita dei cittadini. La legge di riforma dell’Irpef è stata
approvata, fissando due aliquote: del 23 e del 33 per cento. Ora si tratta di
accelerare non solo per la piena applicazione della legge di riforma, ma
anche per un doveroso intervento nelle possibili sperequazioni, create
dall’applicazione automatica delle due aliquote.
Terzo dato su cui intervenire, quello della difesa delle fasce deboli
(monoreddito e pensionati) che debbono essere sostenute da specifiche
politiche di riforma del Welfare, ormai inadeguato ad affrontare le nuove
emergenze e le nuove povertà. Parlarne, parlarne seriamente è non solo
doveroso dal punto di vista sociale, ma anche necessario nella prospettiva di
quella organica politica dello sviluppo e della solidarietà, a cui è votato
il Centrodestra.
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