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E' IL MOMENTO DI RENDERE GIUSTIZIA
ALLE VITTIME DELLE FOIBE E DELL'ESILIO

Tratto dall’inserto speciali del Secolo del 06.10.2003 – di Ignazio La Russa

 

   Lunedì prossimo, il 9 gennaio, la Camera discuterà finalmente la proposta di legge presentata un anno fa dall’intero gruppo di An per istituire il “Giorno del Ricordo” in ricordo del dramma dell’Istria, di Fiume, della Dalmazia, delle foibe e dell’esodo di centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare le terre dove vivevano da generazioni per fuggire dagli orrori del regime di Tito.


   Alleanza nazionale dedicherà le prossime giornate alla riflessione su quegli eventi lontani ma incancellabili.


   Sarà Padova, martedì prossimo, a ospitare l’appuntamento di maggior rilievo nazionale, organizzato dalla Fondazione Perlasca, alla presenza del vicepremier Gianfranco Fini.

   Il partito organizzerà in tutte le federazioni manifestazioni e convegni, anche per promuovere la petizione popolare avviata da An a sostegno del “Giorno del Ricordo”.

 

   Chiederemo agli italiani “una firma per non dimenticare”, come dice il manifesto dedicato all’occasione. Qualcuno obietterà che non c’è niente di nuovo, che sono cinquant’anni che la destra italiana ricorda e commemora le vittime delle foibe e dell’esilio. È vero, ma stavolta — per la prima volta dopo tanto tempo — il dovere della testimonianza non si esaurisce in sè stesso, ma è collegato a una concreta prospettiva di incidere sulla realtà del Paese, sulla sua memoria collettiva, sulla stesura di una storia finalmente condivisa.

 

   Le recenti dichiarazioni di esponenti della Sinistra e finanche dell’“irriducibile”, Fausto Bertinotti, sugli errori compiuti dal vecchio Pci nel tacitare o negare del tutto la tragedia dell’Istria e della Dalmazia, sono una significativa controprova del nuovo clima che esiste nel Paese.

 

   Cancellare e occultare la verità sulle pagine più tragiche del Novecento non è più possibile. Il tabù della “gloriosa lotta partigiana” e delle “forze liberatrici del maresciallo Tito” non è più sostenibile, neppure dai suoi più faziosi e antichi custodi.

 

   An può rivendicare senza false modestie un ruolo centrale in questa svolta, che si è lentamente imposta nel dibattito politico italiano innanzitutto grazie alla nostra capacità di sottrarre all’ambito dello scontro ideologico il confronto sulla storia italiana e sulle sue “pagine strappate”.

 

   È stato un percorso accidentato, sofferto, ma adesso si cominciano a raccoglierne i frutti.

 

   E ne siamo orgogliosi.

 

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