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Gasparri: in Rai nessun problema di pluralismo

Il ministro a Padova afferma che «quando era gestita

dalla sinistra la tv di Stato perdeva la gara con le reti Fininvest»

Tratto da Il Gazzettino di Padova del 01.02.2004 – di Caterina Cisotto

 

   Padova, «In Rai c'è molto pluralismo, c'è molta apertura. Chi si deve semmai lamentare è il centrodestra e al suo interno la destra che storicamente ha subito discriminazioni, epurazioni e penalizzazioni. Io mi auguro non ce ne siano più, nei confronti nè della destra che le ha subite per decenni e ancora in qualche misura ne soffre, nè per nessun altro. Comprese le opposizioni, che hanno tutto il diritto di esprimersi compiutamente e lo fanno sia nelle reti pubbliche che in quelle private».

 

   Il ministro delle Telecomunicazioni Maurizio Gasparri (nella foto) ignora l'ennesimo terremoto in casa Rai scatenato dalla metà dei redattori del Tg1 e si gode le centinaia di fans che affollano la convention di ieri mattina di Destra Protagonista, una delle tre correnti di An rappresentata dal senatore Danieli, l'onorevole Ascierto e i fratelli Zanon , in competizione con Nuova Alleanza e Destra Sociale. «La Rai in questa fase sta battendo la concorrenza di Mediaset con le sue principali testate giornalistiche, con l'intrattenimento e le fiction di qualità - aggiunge Gasparri - Quando era presieduta da uomini di sinistra e gestita completamente dalla sinistra la Rai invece perdeva la gara con Mediaset. Quindi evidentemente a qualcuno dà fastidio una Rai in piedi che vince, a dimostrazione che non c'è un conflitto di interessi che tarpa le ali alla televisione pubblica».

 

   Come ha detto il ministro Giovanardi, anche nel Tg1 l'ultima parola spetta alla maggioranza o meglio al partito della maggioranza relativa? «Non spetta a me dare schemi su come deve essere fatta informazione - risponde il ministro di An - Ricordo a me stesso che i telegiornali 1, 2, 3 e non so quali anche quando c'erano direttori di centrosinistra spesso usavano lo schema teorizzato da Zaccaria: concedere un terzo di spazi alla maggioranza, un terzo alle opposizioni e un terzo alle istituzioni. Non so perchè questo lodo è valido e giusto quando è teorizzato da un militante delle sinistra e non lo è invece quando è applicato dal centrodestra. Credo che questo dibattito sulle regola dei tre terzi, seguita internazionalmente, durerà a lungo. Un fatto però conta: quando governava il centrosinistra il Tg1 con il Tg5 prendeva scoppole tutti i giorni, le televisioni che facevano capo a Mediaset vincevano. Da quando c'è Mimun i telegiornali Rai superano tutti i giorni la concorrenza. Forse questo dà fastidio a qualcuno, perchè vuol dire che non c'è un conflitto di interessi che tarpa le ali alla Rai. Perfino "Striscia la notizia" è stata battuta dalla Rai e questo ha determinato le fibrillazioni esagerate da parte dei perdenti che abbiamo visto tutti».

 

   Niente conflitto d'interesse dunque nelle telecomunicazioni? «Io mi auguro che la legge su questo tema venga approvata ieri! - replica Gasparri - Voglio dire il prima possibile. Occupandomi di materia radiotelevisiva sarei ben lieto che venisse approvata una proposta che il Governo ha avanzato ben prima della scadenza dei famosi primi cento giorni e ampiamente modificata nel suo esame in Parlamento per tener conto di tante valutazioni, anche delle proposte delle minoranze. «Se venisse approvata, la sinistra la criticherebbe comunque ma avremmo finalmente una questione definita. Ed io sono il primo a volerlo».

 

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