
Padova,
17 giugno 1974, sono le 9,30 quando un gruppetto di cinque persone, tra cui
una donna, raggiunge la sede del MSI, in via Zabarella. Due uomini aspettano
in strada, la donna si ferma sulle scale, gli altri entrano nei locali della
Federazione dove si trovano Graziano Giralucci, 29 anni, sposato
e padre di una bimba di 3 anni, ex giocatore e allenatore di rugby, fondatore
della squadra del CUS Padova e Giuseppe Mazzola, 60 anni, carabiniere
in congedo, sposato e padre di quattro figli. I due uomini, armati di una P38
e di una 7,65 con silenziatore, puntano le armi contro i missini: vogliono farli
inginocchiare e legarli con delle catene. Ma l'anziano ex-carabiniere non può
piegarsi a causa del busto ortopedico che porta in conseguenza ad un'antica
lesione alla colonna vertebrale. Forse reagisce, forse solo si rifiuta di inginocchiarsi,
fatto sta che dalla 7,65 parte un colpo che lo ferisce all'addome. Allora reagisce
anche Giralucci, ma un colpo di P38 lo ferisce alla spalla, poi, subito dopo,
la stessa arma lo finisce con un colpo alla nuca. Mazzola è a terra supino:
è inerme, ferito, eppure uno degli aggressori gli poggia l'arma sulla
fronte e fa fuoco... Poche ore dopo un volantino, fatto ritrovare a Padova e
a Milano, rivendica il duplice omicidio con queste parole: "Lunedì
17 giugno 1974, un nucleo armato delle Brigate Rosse ha occupato la sede provinciale
del MSI in via Zabarella. I due fascisti presenti, avendo violentemente reagito,
sono stati giustiziati".Nonostante questa rivendicazione, ecco cosa scrissero
alcuni giornali del tempo, riportati da Raffaele Zanon e Roberto Merlo nel loro
libro "Noi accusiamo Renato Curcio" (Edizioni del CIS, Padova, 1995):
"Il quotidiano "Il Manifesto" accredita questa tesi: "Padova,
due fascisti trovati uccisi nella sede del MSI. C'è il sospetto che si
siano ammazzati tra loro". "L'Unità", a propria volta,
parla di "sedicenti Brigate Rosse", mentre "l'Avanti" e
"Il Giorno" si spingono oltre, fino ad affermare che "le fantomatiche
Brigate Rosse altro non sono che la copertura delle Brigate Nere, un'etichetta
in cui il contenuto umano viene fornito anche da gente iscritta al MSI";
"i mandanti del duplice omicidio alla sede della federazione missina -
scrive "Il Giorno" - sono iscritti al partito di Almirante"..."!
Quel clima di menzogna, viltà e complicità venne ben descritto
in una canzone scritta dal "Gruppo padovano di protesta nazionale"
(che divenne poi la "Compagnia dell'Anello").
Cittadino fermati, guarda di qua.
Fermo, non nasconderti, è la tua città.
Quella che stavolta si macchia di sangue
quando col silenzio ogni sogno infrange.
Tu borghese guardati, ecco cosa sei.
Guardati e vergognati, anche tu lo sai
che la vigliaccheria ti taglia le gambe
e la morte mia non è per te importante.
Cittadino fermati, ora stai zitto,
è il silenzio ipocrita di chi è sconfitto,
è il silenzio complice di chi spesso mente,
di chi per interesse o paura si vende.
E anche tu vigliacco, brigatista rosso
anche se il tuo nome io dire qui non posso,
anche se il tuo nome resterà sconosciuto,
anche se mi hai ucciso, io non sono muto
e resto qui a cantare questa mia canzone,
per chi come me ha un'opinione,
una santa idea abbastanza grande.
L'anima mia vive, questo è l'importante.
Cittadino
fermati, guardami in faccia,
riesco a capire che non ti piaccia,
quei buchi che ti fanno abbassare la vista
sono i colpi esplosi dall'odio comunista.
Cittadino fermati, guarda di qua.
Ferma non nasconderti, è la tua città...
E' la tua città!
Solo 17 anni dopo, il 9 dicembre 1991, a seguito dei soliti
"pentimenti" nell'ambito del più vasto processo contro le Brigate
Rosse, si arrivò a dare un volto e a condannare gli assassini dei due
missini. Si trattava di Roberto Ognibene e di Fabrizio Pelli (nel frattempo
morto di leucemia); loro complici furono: Susanna Ronconi, Giorgio Semeria e
Martino Serafini. Insomma il "gotha" delle Brigate Rosse, tanto è
vero che anche Renato Curcio, Mario Moretti e Alberto Franceschini furono condannati
come mandanti della spietata esecuzione.
Oggi il sacrificio dei due missini, vittime innocenti della barbarie comunista,
è stato riconosciuto e ricordato anche dal Comune di Padova con l'intitolazione
di due vie contigue, nel quartiere Altichiero.